LA STORIA

Si consumerà l’ennesima candela

27 maggio 2022 | diMario Calabresi

Ho vissuto negli Stati Uniti, le mie figlie sono nate a New York, conosco a memoria gli spazi americani, i suoni delle città, la luce, le rocce rosse, le pianure ghiacciate e da due giorni mi interrogo sull’assurdità di un ragazzo che massacra i bambini. Un incubo che si ripete a cadenza regolare. È la malattia profonda dell’America. Così, questa settimana mi è riuscito soltanto di provare a dare un ordine ai miei pensieri e di condividerli con voi.

Texas (© Gabriele Galimberti)

Questa è la storia di 19 bambini per i quali l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze si è trasformato nell’ultimo giorno della loro vita.
È la storia di uno studente liceale che la scorsa settimana ha compiuto 18 anni e la prima cosa che ha fatto è stato andare a comprare due fucili d’assalto e 375 pallottole.
A 18 anni non può comprarsi una birra ma senza alcun problema può portarsi a casa armi e munizioni da guerra.
Poi mercoledì è andato alla scuola elementare Robb di Uvalde, in Texas, e ha ucciso 19 bambini e due insegnanti.
L’America è sconvolta, gli studenti si mobilitano, si fanno veglie di preghiere ma nulla sembra cambiare.
Non bastano i giorni dell’anno per contenere il numero delle stragi, il calendario dei massacri è molto più ampio. Dall’inizio dell’anno le sparatorie a scuola sono state 39.
A Buffalo, meno di due settimane fa un altro diciottenne ha ucciso 10 persone in un supermercato, le vittime erano tutte afroamericane. L’assassino aveva scritto un manifesto per denunciare il pericolo di estinzione della razza bianca.

La striscia di sangue va di pari passo con la crescita delle armi.
Le mie figlie sono nate negli Stati Uniti all’inizio del 2007, proprio nel momento in cui i cittadini degli Stati Uniti raggiungevano la cifra di 300 milioni, ma quella cifra fu raggiunta un attimo prima dal numero delle armi. Quindici anni fa il numero delle pistole e dei fucili superò quello degli abitanti e da allora cresce molto più velocemente: nascono più armi che bambini. Oggi i cittadini sono 330 milioni e le armi 400 milioni.
Ma non tutti i gruppi sociali hanno questa fame di armarsi.
C’è una pistola in una famiglia bianca su due, in una famiglia nera su tre, in una famiglia ispanica su quattro e in una di origine asiatica su cinque.
E questo sta cambiando il volto della politica e della società americana.

Il libro di Gabriele Galimberti, The Ameriguns. Un viaggio/reportage negli Stati Uniti che ritrae gli americani e le loro collezioni di armi

È una lunga striscia di sangue. Cerco ciò che mi è rimasto nella memoria, le immagini si confondono e si sovrappongono come quelle di un videogioco.
A Columbine, scuola superiore vicino a Denver in Colorado, due ragazzi di 18 anni uccisero 12 loro compagni e un insegnante. Era aprile del 1999, i due ragazzi con la mitraglietta, vestiti di nero, ripresi dalle telecamere di sorveglianza rimasero a lungo nei nostri occhi. 

Aprile 2007, siamo in un’università, il Politecnico della Virginia, qui l’assassino che era da solo uccise 32 tra studenti e professori. I racconti strazianti dell’eroismo dei ragazzi che cercarono di proteggersi a vicenda riempirono i giornali di tutto il mondo.
Dicembre 2012, in Connecticut, scuola elementare di Sandy Hook. L’attentatore ha vent’anni e uccide 27 persone tra cui venti bambini tra i 6 e i 7 anni. Prima aveva ucciso la madre, una fanatica delle armi che lo portava fin da piccolo al poligono di tiro. Ricordo la disperazione, gli insegnanti che cercarono di salvare gli studenti e i bambini che provarono a barricarsi ma vennero abbattuti dalle armi da guerra.
Che cosa potrà mai succedere di più, e di peggio? Ce lo chiedemmo tutti quel giorno.

Arizona (© Gabriele Galimberti)

Il presidente Obama diede incarico al suo vice Joe Biden, più esperto di lui in trattative parlamentari, di provare a convincere i repubblicani a mettere fuori legge i fucili d’assalto, come aveva fatto Bill Clinton nel 1994 (ma il provvedimento era temporaneo e dopo dieci anni fu lasciato scadere dal suo successore George W. Bush). Biden non riuscì mai a rompere il muro ideologico repubblicano e arrivò a mettere insieme 54 senatori, ma ne sarebbero serviti 60.

Il primo ottobre 2017, a Las Vegas, un uomo con 23 fucili cominciò a sparare dal 32esimo piano di uno dei più famosi hotel e casinò della città sulla folla di un concerto. Uccise 60 persone e ne ferì 850, il più grande dei massacri sotto gli occhi delle telecamere.
Il 14 febbraio 2018 in Florida, a Parkland, in una scuola superiore un ex studente di 19 anni uccise tre insegnanti e 14 adolescenti. I compagni sopravvissuti organizzarono una gigantesca mobilitazione e un mese dopo a Washington mezzo milione di ragazzi marciò per la vita. Li imitarono in altre 800 città d’America due milioni di persone. La più grande mobilitazione studentesca della storia americana. 
Poi non è successo niente.

New York (© Gabriele Galimberti)

NIENTE. E il mio timore è che anche questa volta, quando si spegneranno le candele delle veglie e il dolore dei familiari si chiuderà nelle case, non accadrà nulla.
La frattura politica americana è troppo grande, la società troppo polarizzata e prigioniera degli estremisti. Il 44 per cento degli elettori repubblicani possiede un’arma, contro il 20 per cento dei democratici.
In verità la maggioranza degli americani vorrebbe delle leggi più stringenti sulle armi. Basterebbe alzare a 21 anni l’età legale per acquistarle, la stessa necessaria per comprare vino e birra, e la metà delle stragi, che sono fatte da ragazzi di 18-19 anni, si sarebbe forse evitata.
Il novanta per cento degli elettori sarebbe d’accordo a mettere un meccanismo di controllo: per vendere un’arma a chi non ha una licenza bisognerebbe attendere tra tre e dieci giorni per permettere una verifica delle autorità sui precedenti penali e su segnalazioni di atti di violenza o minacce. Ma alla lobby dei produttori di armi nemmeno questo va bene: comprare un fucile mitragliatore deve essere semplice come comprare un gelato.

Louisiana (© Gabriele Galimberti)

I senatori repubblicani sono prigionieri di quel dieci per cento che non vuole controlli. Sono un’esigua minoranza di cittadini, ma sono estremisti e hanno imparato a fare la differenza nelle elezioni, specie nelle primarie in cui si scelgono i candidati. Senza il loro appoggio si va a casa. Così una minoranza fanatica tiene in ostaggio una democrazia in cui i moderati sono stanchi o disillusi.
Non mi resta che sperare che questo mio pessimismo possa essere smentito, che si ritrovino coraggio politico e visione e i calcoli elettorali lascino il passo alla libertà di vivere prima che alla libertà di armarsi.

Le foto della newsletter di oggi sono del fotografo Gabriele Galimberti, che ringrazio.
Sono parte dell’attualissimo reportage fotografico chiamato “The Ameriguns”, che ha vinto il World Press Photo nel 2021 e che è anche il titolo del libro che racchiude tutti gli scatti della serie
Gabriele Galimberti è nato nel 1977 in Toscana, in Val di Chiana, è specializzato in ritratti e storie brevi e ha pubblicato per testate come National Geographic, The Sunday Times, Stern, Geo, Le Monde, la Repubblica e Marie Claire.