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5 Febbraio 2024

E se provassimo a essere gentili?

In un tempo in cui la rissa e la divisione sembrano essere l’unico modo di stare nel mondo, ho fatto un viaggio dentro un’attitudine opposta, quella della gentilezza. Con l’aiuto di chi la conosce, la studia e la pratica ho capito che è l’unica via possibile per stare bene, per allungarsi la vita e per salvarsi

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Spesso mi torna in mente la frase di un libro che leggevo alle mie figlie la sera, un racconto che a loro piaceva tantissimo e che si chiama “Wonder”, è la storia di un bambino nato con una malformazione che deve affrontare il mondo, i pregiudizi e le cattiverie degli altri. La frase dice così: “Se devi scegliere tra avere ragione ed essere gentile, scegli di essere gentile”. Può sembrare una frase folle e, in una società come quella di oggi, un controsenso dato che sono visti come punti di forza la prepotenza, l’arroganza, l’aggressività, ma più passa il tempo e più questa frase mi frulla nella testa e mi affascina.

Una scena dal film “Wonder”, tratto dal best seller di Raquel Jaramillo Palacio. L’uscita del libro negli Stati Uniti ha ispirato il movimento della società civile “Choose Kind”, uno vero e proprio manifesto diffuso sulla gentilezza

Un grande filosofo della politica, Norberto Bobbio, scomparso proprio venti anni fa,

scottato dalle divisioni e dagli scontri ideologici del Novecento, difendeva con convinzione l’idea della mitezza: «Ho imparato a rispettare le idee altrui, ad arrestarmi davanti al segreto di ogni coscienza, a capire prima di discutere, a discutere prima di condannare. E poiché sono in vena di confessioni, ne faccio ancora una, forse superflua: detesto i fanatici con tutta l’anima». È proprio così. Ci vuole coraggio a non essere fanatici, a non essere violenti, a essere gentili. Per paura di essere scambiati per deboli, o per sentimentali, indossiamo la maschera della brutalità, dell’indifferenza, del sarcasmo. 

In questo tempo di post pandemia, un periodo dal quale – ora lo possiamo dire con certezza – non siamo usciti migliori, la sfida è quella di non farsi trascinare nella modalità della rabbia continua. Ce ne accorgiamo ai semafori, in fila nei negozi, guardando i talk show televisivi, ascoltando la radio e navigando nei social. Il tasso di conflittualità verbale è esploso e sembra inarrestabile. Contribuiscono tutti – politici, sportivi, influencer, opinionisti, comuni cittadini – senza distinzione di appartenenza e colore politico, e verrebbe solo voglia di scappare o di stare un po’ soli e in silenzio.

Ma forse si è sempre in tempo per cambiare strada e, parafrasando Dostoevskij, potremmo dire che la gentilezza salverà il mondo. Ognuno di noi può fare molto, abbiamo il diritto e il dovere di sottrarci allo scontro e alla rissa.

“Sulla Gentilezza” è online dal 31 gennaio, potete ascoltarlo cliccando qui 

Ma cos’è la gentilezza? Per praticarla bisogna innanzitutto definirla, metterla a fuoco, osservarne i meccanismi e le conseguenze. Sono partito da due convinzioni: innanzitutto è un modo di porsi di fronte al mondo molto conveniente perché ci permette di vivere meglio e perché è disarmante, smonta in un attimo l’aggressività degli altri. E poi che per essere persone gentili ci vuole una gran forza, quella di nuotare controcorrente. Se ci pensate è una dote che hanno le persone che sono capaci di non farsi trascinare nella rissa e nel fango, che quindi hanno una coscienza forte della loro identità. Sono tranquilli perché stanno bene con loro stessi. 

Ho deciso di fare un viaggio per confrontarmi con persone che cercano di praticarla e che hanno qualcosa da dire sul tema. L’ho fatto con una serie podcast in quattro puntate in collaborazione con la Fondazione Amplifon, che si occupa delle persone più fragili, ai margini, in particolare degli anziani e della loro solitudine.

Ho cominciato con una donna che mi sembra incarnare alla perfezione l’idea che la gentilezza sia una forza, che conosce il potere della cortesia, del sorriso, dell’ascolto e che trasmette messaggi importanti senza alzare la voce. Questa persona è Paola Cortellesi, attrice e regista, che ha accettato subito la sfida di partecipare a un altro podcast dopo avermi raccontato il suo ultimo film (la puntata del podcast Altre/Storie la trovate qui). «La gentilezza – sostiene – è una cosa che mi piace praticare e mi piace far praticare. Nel senso che mostro a mia figlia quanto sia tutto più bello quando si riesce ad essere gentili e quando si riceve la gentilezza, una cosa che è capace di cambiare una giornata». 

Paola Cortellesi sul set del suo primo film da regista “C’è ancora domani” (2023) © Foto di Luisa Carcavale/Ufficio stampa

«Certo, dobbiamo ammetterlo che spesso ti prendono per un fesso quando sei gentile, la interpretano come una debolezza. Si sbagliano, perché invece –  sottolinea Cortellesi – la gentilezza nei momenti concitati è il potere. Sei potente, sei un supereroe se riesci ad essere gentile nelle situazioni complicate. Ci riescono in pochi. Quando vedo le persone che gridano, e sul set mi è capitato di trovare dei registi che gridavano, io penso sempre: “Poverino, vedi che non ce la fa a reggere la pressione, il nervosismo, il carico di lavoro… vedi, non è organizzato, non regge, ha un crollo emotivo. Vedo quelle urla come una evidente debolezza e non capisco perché non sia chiaro a tutti». 

Esistono molti tipi di gentilezza: quella dell’educazione, figlia della forma e delle regole; quella che nasce da un amore per la pace e la spiritualità, penso alla gentilezza di Gandhi, di San Francesco, di Nelson Mandela; quella dell’asceta che cerca di tenere lontano da sé le emozioni negative; o quella di chi pensa che si possa stare al mondo in sintonia con gli altri e che dentro ogni persona esista la possibilità di intercettare qualcosa di buono.

Se togliamo dalla nostra indagine i santi, gli uomini eccezionali della storia, coloro che meditano, allora vediamo che non esiste gentilezza assoluta, si può avere una pulsione, uno slancio verso la gentilezza, ma non sempre si riesce a praticarla, e spesso anche i più gentili perdono le staffe. Sono andato poi a trovare il professore di Storia per eccellenza, Alessandro Barbero per farmi raccontare la gentilezza nei secoli e ho incontrato due antropologi e studiosi della società come Marino Niola ed Elisabetta Moro per definirne l’evoluzione.

Con Cristiana Capotondi e Franco Arminio durante la presentazione del podcast alla Scala di Milano, in occasione del quarto compleanno della Fondazione Amplifon

Ma non solo, sono andato a cercarla nella Natura con Stefano Mancuso, uno dei maggiori studiosi del mondo delle piante che ha scritto libri meravigliosi sulla “tribù degli alberi”, riuscendo a mostrarci la vegetazione come un tessuto sociale vero e proprio. «Le piante – mi ha raccontato – sono gli organismi viventi in assoluto più gentili che conosco nella loro relazione con l’ambiente che le ospita. Una persona gentile è una persona che quando viene ospitata in qualche luogo non lo devasta. Ecco, le piante sono degli esseri viventi incredibilmente gentili da questo punto di vista, perché per una pianta l’ambiente che la ospita è sacro, tanto che lo lascia in condizioni migliori di come l’ha trovato». E ho viaggiato nel mondo animale con una appassionata zoologa come Mia Canestrini, che smentisce tante leggende perfino sui lupi.

Sono poi tornato nel mondo dell’arte, del cinema e delle relazioni umane intervistando Cristiana Capotondi e Luca Zingaretti, che hanno colto aspetti inediti e illuminanti della nostra vita quotidiana.

Ho finito il viaggio con il poeta Franco Arminio, che ha ammesso di aver conosciuto la gentilezza molto tardi: «Sono cresciuto in un’osteria e urla, parolacce e discussioni sopra le righe erano la regola e la normalità». Ma oggi la ricerca e la pratica perché vede la gentilezza come la chiave che apre alla relazione con gli altri e permette di cogliere cose inaspettate e sorprendenti.

Alla fine del viaggio sono sempre più convinto della mia tesi iniziale: la gentilezza conviene, soprattutto perché ci fa vivere meglio e più a lungo.

Per chi è a Milano o sarà a Milano sabato 17 febbraio alle 22:30, parlerò proprio di questo podcast sul palco del festival “CHORA VOLUME1” con il poeta Franco Arminio. L’ingresso è gratuito ma la prenotazione, disponibile dai prossimi giorni, è obbligatoria. Vi aspetto.

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