3 Dicembre 2020

A Forcella la speranza ha i puntelli

Abbiamo da poco celebrato il 40° anniversario del terremoto dell’Irpinia. Passata la commozione della ricorrenza, restano le cicatrici. Come i puntelli e gli edifici ingabbiati che ancora sfregiano il quartiere del centro storico di Napoli. Un pericolo e un simbolo di degrado che i cittadini non sopportano più
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Anche a distanza di quarant’anni si resta pietrificati di fronte a 2.914 morti. Quanti (secondo la conta più accreditata) ne provocò il terremoto dell’Irpinia che, il 23 novembre 1980, rase al suolo intere province tra Campania e Basilicata. Quasi novemila feriti, quasi 300 mila sfollati. Una catastrofe causata dall’elevata potenza del sisma, ma aggravata da ritardi e difficoltà nei soccorsi. Mentre quelle terre hanno sofferto e faticato a rialzarsi, con la ricostruzione sono ingrassate soprattutto criminalità organizzata e corruzione. Pure Napoli fu duramente colpita dalla scossa; ci furono crolli e vittime. Abbiamo appena celebrato l’anniversario di questa tragedia nazionale: se la commozione del momento passa, le cicatrici, invece, rimangono. Come quelle ancora visibili nei vicoli di Forcella, nel centro storico del capoluogo campano.

Uno dei vicoli di Forcella, nel centro antico di Napoli, dove restano puntelli ed edifici pericolanti dal sisma dell’Irpinia del novembre 1980

Passaggi puntellati ed edifici pericolanti in vico Tarallari, vico Croce, via Sant’Agostino alla Zecca. E poi la chiesa di Santa Maria a Piazza, rinchiusa in una gabbia di tubi che la sorreggono e la sottraggono alla vista e alla memoria. Forcella è uno dei quartieri più popolari e più autentici della città; conserva beni archeologici, tradizioni culturali e gastronomiche. Non ha mai respirato libera per colpa della camorra. E pure le istituzioni pubbliche, spesso, hanno evitato di occuparsene. Il prezzo del degrado e della sopraffazione, alla fine, lo pagano i suoi abitanti. Specialmente i tanti impegnati nella rinascita del rione. Che protestano perché quei ponteggi – insieme ai ruderi che imbracano – siano eliminati una volta per sempre.

È una questione simbolica, ma, innanzitutto, di sicurezza. Nei palazzi abbandonati si verificano piccoli cedimenti, si accumulano sporcizia e animali. I puntelli si deteriorano e devono essere sostituiti. In queste condizioni come si può favorire il turismo locale? Come s’incentiva lo sviluppo? Perciò le associazioni del territorio, riunite nel progetto “FaRe Comunità”, hanno organizzato iniziative in concomitanza con l’anniversario del sisma per chiedere la riqualificazione di strade, piazze e monumenti. Per chiedere che, dopo quarant’anni, il terremoto possa ritenersi un capitolo finalmente chiuso. Anche qui, a Forcella, nel cuore della terza città d’Italia.

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