IL REPORTAGE

New York va a letto presto

11 settembre 2020 | diAnna Lombardi*

Le mille luci di New York sono momentaneamente spente. La città dalle tante vite, però, prova a ricominciare dopo l’epidemia. Certo, le strade sono una lunga sequenza di vetrine vuote con i cartelli “Si vende” dei molti negozi che non riapriranno. Ma i ristoranti, dove ancora non si può mangiare all’interno, hanno piazzato sui marciapiedi i loro tavolini. Riaprono i primi musei: ufficialmente al 25 per cento, anche se poi, alle casse, la fila è quella di sempre. La scuola riaprirà fra una settimana e, dopo il deserto dell’estate, molte famiglie stanno provando a rientrare. In città c’è poco da fare: chiusi i cinema, i locali jazz, i teatri. Eppure, i newyorchesi doc sembrano ben adattarsi alla nuova dimensione. Nella città che da sola ha totalizzato 241 mila casi di Covid-19 e 24 mila morti – ma che con il lockdown più severo d’America ha superato il momento difficile – nessuno gira senza mascherina. Si fa vita di quartiere: nei parchi vicini, nei ristoranti che occupano le strade arrivando giù fino a downtown tanto da sembrare un’infinta festa di paese. E la domenica tutti in bici, magari lungo il fiume, stupiti di poter riconquistare la città senza turisti e senza ricchi, rifugiatisi nei villoni degli Hamptons o scappati in Florida. Sì, la metropoli che non dormiva mai, ora va a letto alle 22, quando la luce dell’ultimo locale deve spegnersi. È meno frenetica, ma non ha perso il suo passo.

Sono almeno tremila i negozi definitivamente chiusi. E con questi almeno mille bar e ristoranti. C’è chi a ripartire ci prova ugualmente: con il divieto ancora in atto di mangiare al chiuso, molti ristoranti hanno messo i loro tavolini per strada. E la sera, con tutte quelle luminarie, la città sembra una gigantesca festa di paese.
Le vetrine dei negozi chiusi sono state trasformate in messaggi sociali o di rivolta. I tagli al budget cittadino si vedono nei parchi trascurati e nelle aiuole abbandonate. Ma New York regala anche angoli di inaspettata bellezza. Girasoli enormi, cresciuti spontaneamente dal cemento.
I musei hanno riaperto, al 25 per cento delle loro capacità. Il Metropolitan, subito dopo la riapertura, è già affollatissimo. Il tempo è buono e nel fine settimana la città si riversa nei parchi: c’è chi approfitta per fare un ultimo bagno di Sole.
Nella città che ha avuto almeno 241 mila contagi, perfino i libri portano la mascherina… Per strada non se la leva nessuno. Nemmeno i bambini.
La città è piena di disperati. I senzatetto non possono più rifugiarsi nella metropolitana o negli shelter, chiusi perché non garantivano la distanza fisica. Dormono dove possono. L’invito a indossare la mascherina è ovunque. Anche le statue la portano. E non c’è palazzo o ascensore che non t’inviti a indossarla.

*Anna Lombardi è nata a Roma nel 1967, è cresciuta in Sicilia e ha vissuto a Parigi, Pechino e New York. Ha lavorato a Rai Radio 3 prima di approdare a “la Repubblica”, dove attualmente è inviata a New York. Tutte le foto del reportage sono state scattate da lei per Altre/Storie.