LA STORIA

La piccola Roma che nessuno conosce

5 agosto 2022 | diMario Calabresi

In Italia c’è un’antica città romana quasi perfettamente integra, con le mura, le torri, le strade lastricate, la basilica, il teatro, cioè con tutta la struttura ancora perfettamente leggibile. Non è Pompei e nemmeno Ercolano o Ostia Antica, ma ha un nome che per me era completamente sconosciuto: Sepino. Si trova in Molise, a due ore da Roma, all’incrocio delle antiche vie della transumanza, dove si incontravano i pastori che spostavano le greggi ai cambi di stagione. Quando ho scoperto della sua esistenza, e poi vi racconterò come, ho pensato che in Italia abbiamo troppi tesori ancora nascosti e sconosciuti, che possono essere scoperti in un fine settimana, senza bisogno di prendere aerei o fare lunghi viaggi.

Una veduta dall’alto del Parco Archeologico di Sepino (© Nils Astrologo per il Ministero della Cultura)

Il primo nome di questa storia è Massimo Osanna, archeologo e professore universitario, che ho conosciuto quando era responsabile del Parco Archeologico di Pompei. Ha una passione contagiosa, non sta mai fermo e ha fatto miracoli. Ho scolpita in testa la differenza tra la prima e la seconda volta che ho visitato Pompei: la prima ero scandalizzato per l’incuria, la trascuratezza e il degrado, la seconda rimasi stupito per come le cose erano cambiate, per la cura, i nuovi scavi e anche per quei servizi che sembrava impossibile far funzionare (la biglietteria in cui il POS era sempre rotto, le guide che andavano pagate in nero, i parcheggiatori abusivi, i bagni ridotti in uno stato imbarazzante). Tra il prima e il dopo c’è il suo passaggio

In primavera ho incontrato Osanna, che oggi è Direttore Generale dei Musei del Ministero della Cultura, e abbiamo parlato di valorizzazione del patrimonio culturale italiano e di podcast. Ad un certo punto mi ha detto: «Conosci Sepino?». Io sono rimasto interdetto e lui ha solo aggiunto: «Molise». Allora mi è venuto in mente un post su Instagram di Selvaggia Lucarelli, che nell’estate del 2020, quando viaggiare fuori dall’Italia era sconsigliato e impossibile, decise di scoprire il Molise e si era fotografata proprio in mezzo alle rovine romane di Sepino. 

Il teatro romano di Sepino (© Nils Astrologo per il Ministero della Cultura)
Selvaggia Lucarelli in visita a Sepino nel 2020 (© Selvaggia Lucarelli)

Poi ho capito che era il luogo di cui parlava Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia” (che durò oltre tre anni e diventò un libro pubblicato nel 1957) quando scrisse: “Di tutte le città dissepolte questa è la più romantica”. Osanna è della stessa idea e quel giorno aveva aggiunto: «È anche uno dei luoghi meglio conservati e meno conosciuti». Anche per questo, lo scorso anno, è stato inserito tra i 10 parchi archeologici di interesse nazionale
Per scommessa e per curiosità gli ho proposto di fare un podcast su Sepino, per vedere se si riesce a risvegliare l’interesse, ad accendere una luce. Ora che andiamo in vacanza, che molti di voi saranno in viaggio, questo podcast è finalmente pronto e ascoltabile (grazie a Davide Savelli, autore e regista di documentari, che Sepino la conosce, davvero e da sempre, e ha realizzato tutte le interviste).

Il podcast “Tre volte Sepino”, di Chora Media per il Ministero della Cultura, realizzato insieme a Davide Savelli

Davide mi ha spiegato subito che ci saremmo dovuti occupare di tre città, non di una soltanto: della Sepino di oggi, un comune di circa 1800 abitanti in provincia di Campobasso, della prima Sepino, quella sannitica, che è la parte più antica e arroccata, si trova a 950 metri di altezza e a cui si arriva con una strada sterrata, e della città romana che sta a fondovalle. Come siano arrivati i romani ce lo siamo fatti raccontare dal Direttore del Parco Archeologico di Sepino, Enrico Rinaldi, che ci ha parlato di una battaglia del 293 a.C. narrata da Tito Livio in cui morirono 7000 Sanniti. 

Lui ci ha mostrato perché è un luogo che vale il viaggio: è un po’ come se fossimo dentro a una specie di modellino di città della Roma antica, ancora completamente circondata dalle sue mura, con le quattro porte accessibili, le due strade principali – cardo e decumano – percorribili, e gli spazi della vita quotidiana cittadina ancora riconoscibili. Ci sono anche le terme – solo parzialmente riportate alla luce – che servivano per gli abitanti ma anche per i viaggiatori e per i pastori della transumanza, e il teatro. Una cosa che lascia stupefatti è come tutto sia intatto, ciò è possibile perché dopo alcuni secoli di prosperità, la città entrò in declino, si spopolò fino a cessare di esistere. Le pietre e le costruzioni non sono state coperte o riutilizzate come altrove, il processo di trasformazione ha investito in parte solo il teatro, sulle cui gradinate dal Settecento furono costruite piccole abitazioni in cui hanno abitato famiglie di pastori.

I resti quasi perfettamente integri del tetrapilo del teatro romano nel Parco Archeologico di Sepino (© Davide Savelli)

Nel 346 d.C ci fu un fortissimo terremoto e questa potrebbe essere la causa dell’abbandono. Una conferma viene dagli studi fatti negli ultimi vent’anni sul materiale presente negli scarichi fognari, che è databile proprio al quarto secolo. Così dal quinto secolo l’avventura della seconda Sepino si interrompe e nasce il nuovo paese, più in alto, e intorno all’anno Mille si stabiliscono le nuove tradizioni. Passeranno nove secoli, come raccontiamo nel podcast, perché qualcuno torni ad occuparsi delle prime due città e l’archeologia faccia il suo lavoro.
Oggi Sepino è un parco archeologico dove non si paga alcun biglietto per entrare e dove fa anche molto più fresco che nel resto d’Italia!


ALTRE/STORIE VA IN VACANZA PER TRE SETTIMANE, 
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Vi auguro un mese di agosto sereno e tranquillo nonostante la guerra, il virus che non vuole andarsene e una campagna elettorale inattesa. Io nuoterò e correggerò le bozze del mio prossimo libro, che uscirà a ottobre.