L'INIZIATIVA

In sella, si parte

5 giugno 2020 | diMario Calabresi

Giovanni Capra, una laurea in Scienze naturali con una specializzazione sullo scioglimento dei ghiacciai, ha cominciato a riparare e vendere biciclette 15 anni fa nel quartiere milanese della Barona; da allora ha osservato ogni giorno la mutazione dell’animale sociale che lascia le quattro ruote e decide che ne possono bastare due. «In città prima erano solo i giovanissimi e le donne ad andare in bicicletta, “la sciura” la usava per spostarsi nel quartiere, oggi invece lo fanno tutti, anche se c’è ancora una prevalenza femminile. Per gli uomini adulti la bicicletta, ma da corsa, è diventata uno sport, una moda, un mezzo per tenersi in forma e per competere. Tanto che nel mondo anglosassone è stato addirittura coniato un acronimo per definire il fenomeno: “Mamil”, middle-aged man in lycra, ovvero quaranta e cinquantenni avvolti in completini da professionista che si mettono in strada all’alba ogni fine settimana. Ma la vera rivoluzione sono le biciclette cargo per portare i bambini, quelle con il cassone davanti o la “coda lunga”, il grande portapacchi su cui si possono montare i seggiolini per due piccini, che fino a pochi anni fa si vedevano solo in Olanda e in Danimarca. Ora si vendono tantissimo e segnalano un vero cambio culturale».

L’interno del negozio “La stazione delle biciclette” a Milano (la foto risale al 2019)

Giovanni, che è uno dei soci de “La stazione delle biciclette”, negozio con due sedi a Milano, mi racconta che quando è arrivata la pandemia e hanno chiuso erano disperati: «La quarantena è arrivata nella stagione più calda per un negozio di bici, la primavera, tanto che pensavamo che non ci saremmo risollevati. Invece quando abbiamo riaperto, il 4 maggio, si è immediatamente formata una lunga coda davanti al negozio. Nella prima settimana siamo stati invasi dalle bici da riparare, la gente le tirava fuori dalle cantine perché aveva realizzato che era il modo migliore per spostarsi in città, per rispettare il distanziamento e la sicurezza. Poi con il decreto del “bonus mobilità” e l’incentivo abbiamo avuto un boom delle vendite che non si era mai visto. Non abbiamo nemmeno il tempo di calcolare quanto abbiamo venduto, c’è sempre la fila: 20 o 30 persone fuori. A spanne direi che abbiamo venduto il triplo rispetto alla scorsa primavera».

Nei primi giorni hanno esaurito le bici a basso prezzo e non sono più riusciti a rifornirsi perché i produttori stessi le hanno finite e oggi quelle sotto i 300 euro sono introvabili, non ci sono più da nessuna parte. Così il 90 per cento delle biciclette acquistate ora sono le cosiddette gravel, bici sportive ibride adatte sia in città sia sullo sterrato, e bici da turismo per i fine settimana e le vacanze. «Ci chiedono bici tra i 900 e i 1.200 euro. Un prezzo che prima era per pochi, ma è la cifra che permette di sfruttare al massimo l’incentivo che arriva a coprire il 60 per cento del valore fino a un massimo di 500 euro. C’è una vera febbre d’acquisto, abbiamo visto gente che non era mai entrata in negozio, che ci dice di aver avuto l’ultima bici da bambino e che vive questa cosa come un’imperdibile offerta in stile “Black friday”. Certo, i soldi stanziati dal governo non basteranno mai, penso dovranno rifinanziare l’incentivo».

La coda di clienti fuori da “La stazione delle biciclette” a Milano, dopo la riapertura del 4 maggio scorso

La domanda come sempre è se questa sarà una moda passeggera, se queste nuove bici finiranno presto in cantina dimenticate, insieme alla macchina per fare il gelato in casa, o se davvero assistiamo a un cambio di mentalità: «È certo un picco, ma qualcosa resterà, intanto nei prossimi mesi vedremo molta più gente in vacanza in bicicletta: sarà l’estate della riscoperta dell’Italia». Chiedo a Giovanni tre consigli per chi si metterà in viaggio sulle due ruote per la prima volta. Eccoli:

1. Non esagerare con tabelle di marcia da “Iron man”, partite con 60 chilometri al giorno e non forzate mai, pedalate con tranquillità.

2. Non portatevi troppo peso, due borse laterali e un borsino da manubrio.

3. Mangiate poco ma in continuazione, poi vi rifarete la sera, e bere molto.

Ispirato da Giovanni, contagiato dal viaggio di Lorenzo Jovanotti tra Cile e Argentina, raccontato con meravigliosa passione in una serie che potete trovare su RaiPlay, lunedì prossimo mi metto in sella – su una bici elettrica – per percorrere la strada da Torino a Nembro. Come e perché ve lo racconto qui sotto. E lunedì sera alle 21 vi racconterò come va nella diretta “Altre/Storie” sulla mia pagina Facebook.