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26 Marzo 2020

L’anima irriconoscibile di Catania

Con i suoi scatti, Massimo Siragusa ha immortalato una città deserta e “quasi nemica”: ora che siamo confinati in casa, l’esterno ci spaventa. Ma questa potrebbe essere un’occasione unica. Ecco perché
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«La drammatica realtà di questi giorni ha impresso un cambiamento profondo nella vita di tutti noi. Abbiamo dovuto rinunciare alle nostre abitudini quotidiane, alla socialità, al nostro stesso orizzonte visivo. Il perimetro di una finestra è diventato il limite estremo oltre il quale non possiamo più spingerci, delimita il confine tra un di qua protettivo, quasi rassicurante, e un di là ostile e pericoloso. Ma la finestra è, nell’ossessione delle ore trascorse dentro le nostre quattro mura, anche l’unico momento di contatto con l’esterno. Il punto da cui partire idealmente per andare alla ricerca del cielo, dello sguardo di un nostro vicino, di quell’unico passante che ancora si attarda incautamente per strada. Nella notte di una città vuota, irreale, quasi nemica, le finestre diventano come luci abbaglianti, testimoni di vicinanza e di vita. Non è facile accettare questa nuova “normalità” con cui saremo costretti a fare i conti ancora per un po’ di tempo, anche se io credo che l’esperienza che stiamo vivendo sia pure un’occasione straordinaria per riflettere sulla nostra vita personale e di comunità. Se alla fine di questo periodo riusciremo a modificare qualcuna delle priorità che avevamo, aprendo a principi di maggiore equità e solidarietà, il nostro sacrificio odierno non sarà stato vano. Questa serie di fotografie è stata scattata a Catania, la città dove mi sono rifugiato quando è esplosa l’epidemia. Mentre camminavo alle sette di sera per le sue strade deserte, alla ricerca di un segno di vita, ho provato un’emozione fortissima, una sensazione estraniante che non dimenticherò facilmente. La città era la stessa, quello che non riconoscevo più era la sua anima».

Chi è Siragusa, di Mario Calabresi

Siciliano, Massimo Siragusa ha fatto del paesaggio la sua bandiera; il suo stile inconfondibile è un racconto dell’Italia monumentale, di un panorama costellato di umanità a volte nobile, a volte invece disturbatrice e un po’ invadente. Le sue immagini resistono alla mutazione del tempo e sembrano scenografie di storie e di spettacoli che ancora devono essere realizzati: non importa se si tratta di bellezze naturali o architettoniche, il paesaggio parla e si racconta in grandi tableaux, in grandi dipinti. La sua è una fotografia di attesa e, anche se oggi il suo stile è un po’ cambiato, l’approccio riflessivo e mai frettoloso è ancora presente, come in queste immagini di finestre.

Siragusa ha vinto quattro World Press Photo tra il 1997 e il 2009. Racconta che a 29 anni, da aspirante giornalista, decise invece di diventare fotografo, in seguito a un importante incontro con Ferdinando Scianna. Oggi (e da oltre 20 anni) è un esperto insegnante.

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