LA STORIA

L’albero, il bambino e il poeta

24 dicembre 2021 | diMario Calabresi

Per anni a casa mia, ogni Natale, arrivava un albero vero da addobbare. A me piaceva tantissimo che fosse vivo e non di plastica, ma nello stesso tempo mi dispiaceva vedere ogni mattina i suoi aghi riempire il pavimento. Ogni anno pensavo che avremmo dovuto dargli un’altra possibilità finite le feste e riportarlo alla natura. Non ne siamo mai stati capaci e c’era sempre qualcuno che spiegava che non era possibile perché non aveva più le radici e per questo sarebbe morto comunque.

Questo disegno è un regalo di Emiliano Ponzi per i lettori di Altre/Storie per un Natale e nuovo anno migliore di quello passato

Mio cugino Carlo, più piccolo di me ma forse più sognatore o più tenace, un anno a gennaio convinse il padre che il loro albero non doveva finire in discarica. Gli diede talmente il tormento che lo caricarono in macchina e andarono nella casa di famiglia in Valle D’Aosta e lì lo piantarono nella piccola vasca della sabbia dove giocavamo da piccoli. Lo scetticismo faceva dire a tutti che non sarebbe arrivato a Pasqua, invece, anno dopo anno, è cresciuto superando il tetto e ombreggiando tutta la casa. La sua forza era quella del sogno di un bambino.

Facendo a tutti voi tanti auguri di cuore vi regalo questa poesia scritta da Tonino Milite, il mio papà adottivo. Ogni anno a Natale l’attaccava accanto alla porta dell’ascensore nell’atrio del nostro condominio. Tonino non c’è più dal giorno di Sant’Ambrogio del 2015, ma una mano amica ogni 7 dicembre rimette la poesia sul muro dell’ingresso.

La poesia del mio papà adottivo Tonino Milite

A NATALE, L’ALBERO

Lo abbiamo separato
dal bosco
perché splendesse,
la sua solitudine,
come una cometa
nella nostra casa,
e la dicesse erede
d’un semplice mistero,

perché la sofferenza
delle sue radici
ne facesse il Nume
propizio allo scambio
del dono e degli affetti,

e noi fossimo,
dinanzi a lui,
ad un tempo 
Magi e neonati.