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27 Novembre 2023

Siamo una bolla di champagne cosmico

Lassù, nel buio infinito dove brillano le stelle, succedono cose che a fatica riusciamo a immaginare e a comprendere. Ma nel frattempo sono tornati i viaggi spaziali ed è iniziata una nuova corsa alla Luna, che vede protagonisti non solo americani, russi e europei, ma anche cinesi, indiani e giapponesi. Per capire dove stiamo andando e come funziona il mondo là fuori ho raccolto la voce di un’astrofisica che ama raccontare: Ersilia Vaudo.

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Vi ricordate quando avete sentito per la prima volta “The Dark Side Of The Moon” dei Pink Floyd, l’indimenticabile disco uscito cinquant’anni fa? Io ero un bambino e quando venne messo sul piatto quel vinile, che in copertina aveva un arcobaleno che usciva da un prisma, ricordo che rimasi fermo, in piedi vicino al divano. Immobile. Rapito da un misto di fascinazione e paura. Forse era proprio questo il senso del lato oscuro della Luna, come recita il titolo dell’album. La Luna ha effettivamente un lato che, a causa delle rotazioni, non si vede mai dalla Terra. Ma il 3 gennaio 2019, proprio su quella faccia oscura, è sbarcato “Coniglio di Giada”, questo il nome del rover della missione spaziale cinese. E l’incantesimo, in un certo senso, è finito. Ma lo spazio ha una caratteristica molto particolare: più lo conosciamo e meno certezze abbiamo.

La storica copertina del disco dei Pink Floyd © Pink Floyd / Reproduction

Noi viviamo su un minuscolo pianeta colorato circondato da un silenzioso infinito, ma quasi non ce ne rendiamo conto e alziamo gli occhi troppo raramente. Eppure, ci aiuterebbe non poco a vivere meglio, a ridimensionare i nostri problemi quotidiani. Per questo mi affascina chi studia l’infinito come Ersilia Vaudo, astrofisica che lavora all’Agenzia Spaziale Europea, che ho intervistato a Bookcity dando vita alla prima puntata “live” del mio podcast Altre/Storie

«Il 2019 era l’anno in cui si festeggiavano i cinquant’anni dell’arrivo del primo uomo sulla Luna e quell’anno è cominciato proprio con un mistero che è stato infranto. L’allunaggio cinese è stato un momento emozionante, come tutto ciò che apre una nuova prospettiva nello spazio, ma in fondo ci sarebbe anche piaciuto continuare a pensare che ci fosse un lato nascosto in cui potevamo immaginare cose possibili e ancora inafferrabili».

Sulla Luna non ci mettiamo più piede dal 1972 quando Eugene Cernan, che è stato l’undicesimo e ultimo uomo a sbarcarci, prima di tornare a casa si è piegato e col dito ha scritto sulla regolite, la polvere appiccicosa e abrasiva della superficie lunare, tre lettere: le iniziali di sua figlia Tracy. È l’ultima cosa che abbiamo lasciato. Poi c’è stato un grande vuoto. Adesso invece ci sono tante missioni che vogliono tornare sulla Luna, ma se ne  parla pochissimo.

«La missione Apollo del 1969, che portò Armstrong e Aldrin a passeggiare per più di due ore nel mare della tranquillità, venne seguita in diretta da 600 milioni di persone che stavano increduli e con il fiato sospeso davanti ai televisori in bianco e nero. Fu un momento talmente straordinario ed emozionante da aver svuotato di significato tutto quello che è arrivato dopo».

Una delle foto iconiche che cambiò il mondo: il sorgere della Terra vista dalla Luna scattata da William Anders della missione Apollo 8 © NASA/William Anders

Oggi però è partita una nuova corsa alla Luna: «La missione più ambiziosa e più importante è quella della NASA a cui partecipano anche l’ESA e l’Agenzia spaziale canadese, e si chiama Artemis. Mi piace far notare che Artemide era la gemella di Apollo e questo è un segno di inclusione che le missioni del passato non avevano. Camminare sulla Luna è stato un privilegio per soli uomini, ma alla fine del 2025 nell’equipaggio che tornerà ci sarà anche una donna. Inoltre c’è l’idea di costruire una stazione spaziale, lo Space Gateway, dove gli astronauti impareranno a vivere nello spazio, da cui scenderanno per costruire le basi lunari e dove ci si preparerà per andare un giorno su Marte».

«Poi ci sono i cinesi, che dopo aver raggiunto il lato oscuro, l’anno scorso sono tornati e hanno raccolto una grande quantità di campioni e stanno lavorando per costruire un laboratorio di ricerca robotico permanente sulla Luna. I giapponesi invece stanno provando ad atterrare con delle sonde private, per ora hanno fallito ma riproveranno e anche loro vogliono portare un astronauta. Quest’estate c’è stata una missione russa ma si è schiantata e una settimana dopo sono arrivati gli indiani con una missione chiamata Chandrayaan-3 che è costata meno del film Oppenheimer che usciva nelle sale quel giorno in Italia. Questo è stato un risultato straordinario perché sono stati i primi ad arrivare al Polo sud. Tutte le missioni Apollo si erano concentrate all’equatore adesso il ritorno alla Luna ha il Polo sud come scopo perché lì ci sono dei bacini molto profondi di acqua congelata che può servire un domani come acqua potabile, idrogeno, ossigeno, aria respirabile e anche propellente».

Tutto questo fermento è figlio di una combinazione di interessi: scientifici, geopolitici, tecnologici e anche economici. Una sfida nello spazio che vede in corsa Stati e privati, a partire dal magnate americano Elon Musk.

Insieme a Ersilia Vaudo durante la registrazione della puntata live del podcast Altre/Storie che potete ascoltare qui

Quest’anno Ersilia Vaudo ha scritto un libro che si intitola “Mirabilis – Cinque intuizioni (più altre in arrivo) che hanno rivoluzionato la nostra idea di universo”, in cui viaggiando tra le idee di Keplero, Newton, Einstein ci si rende conto che più scopriamo e meno certezze abbiamo. Uno degli sconvolgimenti dell’ultimo secolo è legato ai concetti di tempo e di spazio che non sono assoluti. 

«Credo che la vertigine del tempo sia forse quella che più tocca le corde, non solo esistenziali, ma anche che mette in causa la nostra presa sulla realtà. Noi non abbiamo un organo per percepire il passaggio del tempo, quindi per potersi confrontare con il tempo, tutte le culture del mondo usano delle metafore spaziali. Si parla di un weekend corto, di un’attesa lunga. Quello che cambia, però, è il modo in cui collochiamo nelle diverse culture lo scorrere del tempo. In genere il passato è dietro di noi e il futuro davanti, ma ci sono culture dove questo è invertito e il passato è davanti, perché lo vediamo, lo conosciamo, ne possiamo parlare. Il futuro è alle nostre spalle perché non abbiamo idea di cosa possa essere. Pensano così gli Aymarà nelle Ande o gli Yupno in Papua Nuova Guinea».

Queste popolazioni non sanno che i telescopi e la scienza dimostrano che la loro teoria in un certo senso è la più corretta: «Questo è dovuto alla velocità della luce: non c’è nulla di istantaneo. Questo vuol dire che più guardiamo lontano e più stiamo guardando indietro nel tempo. Cioè il passato è davanti a noi: una notte stellata sono tanti punti di passato in un solo buio. Ognuno di quei punti rappresenta un’istantanea, una polaroid scattata in un passato diverso. Per esempio, l’immagine che vediamo oggi della stella di Rigel è del periodo in cui viveva Dante Alighieri. E questo avviene anche con un tramonto. Quando guardiamo un tramonto con una persona cara stiamo condividendo il presente, ma quel tramonto già non c’è più da 8 minuti, perché questo è il tempo che ci mette la luce ad attraversare i 150 milioni di chilometri che ci separano dal Sole».

Un suggestivo tramonto in una delle città più a est d’Italia, Bari

Dopo aver letto il libro di Ersilia, che parla di teorie quantistiche, di scoperte e di astrofisica, la sensazione più forte che mi è rimasta è che è un libro ambientalista e pacifista. Perché ci racconta che i colori ci sono solo sulla Terra e così i suoni e, visto dallo spazio, è un pianeta azzurro e verde. Tutto questo ci dovrebbe dire ogni giorno quanto eccezionale e miracolosa sia questa situazione.

«I colori fanno parte del nostro spettro ottico, cioè i colori esistono solo dove possiamo guardare noi. La musica è un privilegio della Terra o di tutto ciò che ha un’atmosfera. Devo poter spostare qualcosa per avere un suono, come quando getto un sasso in uno stagno e non c’è acqua, non ci sono onde. Quindi la musica è qui. Ogni esplosione nell’universo è muta e silenziosa. E tutto di un silenzio straordinario. E invece noi qui abbiamo “Casta Diva”. Chiamiamolo miracolo!»

Intorno a noi ci sono tanti altri universi possibili: «Addirittura dieci elevato alla 499 universi possibili. Quindi noi siamo solo una bolla di uno champagne cosmico e siamo di passaggio. Siamo un incidente meraviglioso perché prima o poi il Sole si spegnerà, diventerà una gigante rossa che ingoierà Mercurio, Venere e poi la Terra e poi imploderà diventando una nana bianca densa. Questo sarà un modo possibile di finire. Un altro modo è che Andromeda, la nostra cara vicina di casa, in questo universo che si espande tra 4 miliardi e mezzo di anni si scontrerà con noi. Tutto questo dovrebbe farci vedere le cose nella loro fragilità e nel loro essere preziose».

 Il libro di Ersilia Vaudo “Mirabilis – Cinque intuizioni (più altre in arrivo) che hanno rivoluzionato la nostra idea di universo”, edito da Einaudi

Ersilia è nata e cresciuta a Gaeta, sul mare, e questo secondo lei spiega alcune sue scelte di vita: «Penso che già essere esposti alla natura, in particolare all’orizzonte, al mare, liberi un bel laboratorio di domande. Mio padre navigava e quindi mi ha trasmesso il senso dell’esplorazione. Mia madre era una biologa chimica appassionatissima e per incoraggiare me e i miei fratelli a capire che la natura ha tanti linguaggi, in cucina, sui barattoli, non scriveva sale, zucchero, bicarbonato, ma le formule chimiche con immensi pasticci da parte nostra. Una volta invece dello zucchero a velo ho messo il bicarbonato in una torta. E la professoressa di musica si mangiò tutto il dolce. Ancora non ho capito come fece. A casa mia non c’era nessuna diffidenza verso la scienza, non c’era l’idea che potessero esserci domande stupide. I bambini sono tutti esploratori, quindi si tratta di tener viva questa curiosità». 

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