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26 Febbraio 2024

Anche solo in una fotografia

Per elaborare il lutto della perdita della madre la fotografa Moira Ricci ha iniziato a “inserirsi” nelle foto dell’album di famiglia in cui non c’era. In questi scatti, in cui è vestita e pettinata come andava all’epoca della foto, Moira trova momenti fuori dal tempo per essere vicina a sua mamma
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Il giorno dopo il funerale di sua madre, Moira si è messa a cercare ogni fotografia in cui la potesse rivedere. Ha sfogliato gli album di famiglia ed è andata da parenti, amici e dal fotografo del paese, soprannominato ironicamente “lo sciupamusi”, per raccogliere tutte le immagini in cui ritrovarla. Aveva bisogno della sua presenza, di guardarla e di vederla viva nel mondo. Mamma Loriana, che aveva solo cinquant’anni, se ne era andata all’improvviso il giorno di San Lorenzo, quello delle stelle cadenti. Moira, che da tre mesi era lontana da casa per finire la tesi di laurea, non poteva accettare quella scomparsa improvvisa e così ha inventato il suo modo per tenerla vicina.

“Gemellini” © Moira Ricci. Le fotografie sono tratte dal libro di Moira Ricci, edito da Corraini, “20.12.53 – 10.08.04” dedicato a sua madre Loriana

Ognuno di noi nella vita deve fare i conti con la perdita dei genitori, provare a elaborarla, trovare una strada per andare avanti. Se accade quando si è già adulti e i genitori sono anziani, allora siamo aiutati dall’idea che sia il corso naturale delle cose, ma se la perdita avviene prima di essere diventati davvero “grandi” allora è qualcosa che ci portiamo dentro, in modi diversi, per sempre. E che spinge a cercare forme per trasformare il dolore e la mancanza.  

Ho incontrato Moira Ricci, artista e fotografa, a Milano, dove insegna fotografia in un liceo artistico. Abbiamo dialogato insieme alla scrittrice Maria Grazia Calandrone e alla regista Alina Marazzi, perché ognuna di loro ha dedicato parte della propria opera (un progetto fotografico per Moira, due romanzi per Maria Grazia e un film documentario per Alina) a elaborare il dolore della perdita della madre. 

L’occasione è stata una mostra di fotografie, alla Fabbrica del Vapore di Milano fino al 17 marzo, che si chiama “Straordinarie” e raccoglie 110 ritratti di donne italiane che con il loro percorso testimoniano la possibilità di affermarsi oltre pregiudizi e discriminazioni.

Ritratto di Moira Ricci. La foto è di Ilaria Magliocchetti Lombi e fa parte della Mostra “Straordinarie”, alla Fabbrica del Vapore a Milano fino al 17 marzo. Il progetto curato da Renata Ferri è promosso da Terre des Hommes

Mentre osserva quelle foto della mamma che sta raccogliendo in giro per la Maremma, per la precisione nel Parco dell’Uccellina dove è nata e cresciuta, Moira sente che non vuole accontentarsi di guardare. Non vuole mettere insieme un album da sfogliare ma vuole entrare nelle foto, prendere sua madre e riportarla fuori. «Ero talmente scioccata da questa perdita improvvisa che mi sforzavo di immaginare un modo per stare con lei».

Come fare per entrare nella foto? «Bisognava diventare parte dell’immagine, dovevo essere anch’io una foto». Per poter far parte di quel momento però era necessario innanzitutto essere coerenti con il tempo, la moda, lo stile e i colori dello scatto originale. Così Moira comincia a studiare ogni singola immagine, lo fa giorno e notte per i primi due anni, cerca i vestiti e le scarpe del tempo, la pettinatura corretta, e inizia a fotografarsi con una piccola macchina digitale. Prova centinaia di scatti, finché non arriva l’immagine perfetta, che rispetti l’atmosfera e abbia le luci e le ombre giuste. Poi ritaglia la sua presenza digitale e la applica sulla foto tradizionale.

“20.12.53-10.08.04” – (mamma-con-maestra) © Moira Ricci
“20.12.53-10.08.04” – (mamma-innaffia) © Moira Ricci

«Avevo deciso di farlo senza nascondere nessuno e senza sostituirmi ad altri, perché volevo rispettare la foto com’era. Volevo entrare dentro, tornare nel passato e andare ad avvertirla del pericolo». Perché Loriana è morta per i postumi della caduta dalle scale del cantiere della casa nuova che si stava costruendo con il marito Tonino. «Nelle foto io la fisso con sguardo preoccupato come per metterla in guardia di non cadere e portarla via con me. La verità è che volevo stare con lei e siccome non era più possibile l’ho fatto nelle foto».

Nei primi due anni Moira crea 15 collages, poi rallenta: «Nel tempo sono stati sempre meno, perché elaboravo il mio lutto e cominciavo a fare altro, a guardare avanti e fuori. Queste foto restavano però un luogo di incontro con lei e amavo l’idea di entrare per parlarle, per raccontarle le cose nuove, per esempio che era nato suo nipote». 

Alla fine del progetto le foto con Loriana saranno cinquanta, come gli anni che la madre aveva vissuto e Moira si inserisce vicino alla madre anche quando lei era ragazza o bambina, in un tempo in cui non c’era ancora. «Rispetto a mio fratello e al mio babbo sono riuscita a elaborare meglio la perdita, questo lavoro è servito molto a ritrovare la luce e a non ammalarmi. Mi ha aiutato a fare i conti».

“20.12.53-10.08.04” – (fidanzati) © Moira Ricci
“20.12.53-10.08.04” – (mamma-in-negozio-che-lavora) © Moira Ricci

Loriana faceva la parrucchiera, aveva risistemato il porcile del podere, e ci aveva fatto il negozio. «Il mio modo per contestarla nell’adolescenza era di farmi i capelli di mille colorazioni, lei impazziva perché fino a quel momento ero il suo modello per provare le pettinature».

La grande lezione che Loriana ha dato a Moira, quella che ha cementato il loro amore, è stata l’indipendenza. «Qualunque cosa io chiedessi, dallo stereo al motorino, lei rispondeva: “Quando andrai al lavoro te lo comprerai”. Così già a 13 anni sono andata a fare la raccolta dei pomodori, delle cipolle e poi la vendemmia. E l’anno dopo, quando avevo l’età giusta, ho cominciato a fare la cameriera e la barista nei campeggi a Talamone».

A 18 anni e mezzo Moira si trasferisce a Milano per studiare fotografia alla Scuola Bauer: «Mamma era stata chiarissima con me e mio fratello: “Chi esce di casa se la deve vedere da solo”. Io mi mantenevo facendo mille lavori: la bagarina alla Scala, la 

disegnatrice di fumetti, soprattutto manga giapponesi, su mutande che vendevo rigorosamente in nero fuori dalle discoteche, davanti all’Università Statale, nei mercatini e nelle fiere. Per un periodo ho posato come modella nuda all’accademia della terza età. Non mi sono vergognata di nulla, ma ero orgogliosa di essere indipendente».

“20.12.53-10.08.04” – (passeggiata-a-casa-di-nonna) © Moira Ricci
“20.12.53-10.08.04” – (mamma-cucina)  © Moira Ricci

«Indipendenza però non ha mai significato lontananza: mi chiamava tutte le sere, era molto presente e c’era sempre. Mi diceva che dovevo viaggiare e mi spingeva a scoprire il mondo. Le raccontavo tutto, ogni cosa che mi accadeva e ogni persona che incontravo. Per questo ho sentito l’urgenza di continuare a stare nelle cose con lei, anche se soltanto in una fotografia».

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