IL PODCAST

Voci dalla guerra

11 marzo 2022 | diMario Calabresi

Ho passato molte ore, per quattro giorni, a Siret sul confine tra Ucraina e Romania, ho visto donne di ogni età entrare in Europa spingendo passeggini, carrozzine, tenendo bambini in braccio e trascinando trolley. Alcune avevano lo sguardo sereno di chi ce l’ha fatta, altre si interrogavano su cosa fare e dove andare, la maggior parte erano soltanto stravolte dalla stanchezza, dal freddo e dal dolore per il mondo e gli amori che avevano dovuto lasciare indietro.

Giulia è una delle tante donne ucraine che ha attraversato la frontiera con la Romania entrando in Europa insieme ai propri figli

Ho raccolto le loro voci, che sono diventate una puntata del mio podcast Altre/Storie (che potete ascoltare qui).
Ho ascoltato il racconto di chi ha deciso di scappare in un quarto d’ora da Kyiv, quando i vetri hanno cominciato a tremare per le bombe russe, e ha riempito la valigia con un solo cambio di vestiti e una montagna di pannolini, in mezzo ai quali ha infilato il computer con tutti i numeri di telefono dei pazienti a cui curava i denti e i cui trattamenti ha dovuto lasciare a metà. E ora li sta chiamando uno ad uno per spiegare che cosa fare.

Questa è la storia di Giulia, che ha 32 anni e camminava piano spingendo la carrozzina con dentro Anna, che ha solo due mesi, e con Chiril, due anni, seduto sul bordo. Dietro di loro c’era Olga, la nonna dei due piccoli, che tirava due trolley.
Ho sentito che Giulia chiedeva informazioni sull’Italia, su come arrivare a Roma, a quasi duemila chilometri di distanza da dove eravamo. Mi sono avvicinato e le ho spiegato che poteva trovare dei pulmini, ma che sarebbero state almeno 24 ore di viaggio. Lei mi ha detto che aveva urgente bisogno di un posto caldo dove fermarsi e allattare la bambina. Dalla carrozzina la si sentiva piangere senza sosta. Allora le ho caricate in macchina e abbiamo cercato un luogo dove potessero riposare. Due giorni dopo hanno raggiunto l’Italia in aereo.

Olga con in braccio suo nipote Chiril e Giulia con in braccio sua figlia Anna

C’è la storia di Ilona, convinta dal marito a scappare in macchina fino al confine anche se non aveva mai guidato in vita sua. Lei era terrorizzata e non ne voleva sapere, allora lui per due giorni le ha fatto la scuola guida più veloce della storia e poi le ha detto: “Vai! Salvatevi la vita”. E lei, terrorizzata, è partita insieme alla figlia Beata, che ha 15 anni, e al cane Maximus, detto Max. Ogni volta che, guidando, le prendeva il panico chiamava il marito e lui in viva voce le diceva che cosa fare.
Quando le incontro è già buio e le noto grazie al collare luminoso di Max. Glielo ha messo prima di scappare, per essere sicura di non perderlo nella bolgia. 
Stanno aspettando un amico che le venga a prendere, che guidi la macchina fino alla destinazione finale, un paesino della Liguria che si chiama Boissano, sulla collina sopra Loano. Nel suo racconto ride e piange, dice che in pochi giorni si sente diventata vecchia, che non avrebbe mai pensato che le loro vite potessero cambiare all’improvviso direzione e senso.

Ilona con sua figlia Beata
Maximus, detto Max, il cane di Ilona

C’è la storia della bellissima solidarietà che ho trovato sul confine, di Corina che ha accolto in casa decine di sconosciuti e non riesce a stare ferma un attimo.
C’è la voce di Tatiana che, come vi ho già raccontato in questa newsletter, aveva preparato tutto in anticipo perché si era convinta che la guerra sarebbe arrivata, ed è scappata da Kyiv lungo le strade di campagna che le segnalava il fidanzato sudafricano. Lui, dall’altra parte del mondo, studiava le mappe satellitari e i luoghi dei bombardamenti russi e le mandava dei WhatsApp per dirle dove era più sicuro passare.

Ci sono le domande che ognuna di loro si fa: quanto durerà? Quando torneremo a casa e, quel giorno, chi ritroveremo?

La nuova puntata della mia serie podcast Altre/Storie