26 Settembre 2026

La strada è la vita

Il nuovo numero di Volume è dedicato alla strada e parla di incontri, cammini, città e percorsi di vita, perché la strada non è una metafora ma la condizione umana, lo spazio in cui ci si può smarrire, decidere di cambiare o ritrovarsi.
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«Un tempo, sulle vecchie cartine d’America, le strade principali erano segnate in rosso e quelle secondarie in blu. Adesso i colori sono cambiati. Ma subito prima dell’alba e subito dopo il tramonto – brevi istanti né giorno né notte – le vecchie strade restituiscono al cielo un poco del suo colore, assumendo a loro volta un tono misterioso di blu». Inizia così un meraviglioso libro degli Anni Ottanta intitolato “Strade blu”, un lungo racconto di viaggio scritto da un insegnante di lingua inglese che a 38 anni, dopo essersi separato dalla moglie e aver perso il lavoro, parte per un viaggio di tre mesi sulle strade minori degli Stati Uniti. William Least Heat-Moon percorrerà più di 20mila chilometri a bordo di un furgone scassato e la strada sarà la protagonista del suo percorso, piena di incontri con persone “speciali” nella loro anonima normalità.

La copertina di Volume n.05, lo trovate in libreria e negli store online

Per me l’incontro con quel libro fu una folgorazione, mi convinse che viaggiare e incontrare persone e storie è qualcosa di unico e straordinario. In quel libro c’è il senso dell’attesa, dei tempi lunghi, della pazienza di trovare un posto dove mangiare, dove fare benzina. E poi contiene l’immenso tema dell’inatteso, la continua possibilità di incontrare persone e situazioni non previste e spesso sorprendenti.
L’occhio con cui lo scrittore faceva quel viaggio era però curioso e positivo, mai diffidente, per lui la strada era il luogo della vita e dello scambio.
Sono molti anni che non riprendo in mano quel libro, un po’ perché forse temo che rileggendolo non mi sembrerebbe più magico come la prima volta, ma l’importante è come abbia scavato dentro di me, come mi abbia lasciato quella sensazione potente che la strada è possibilità, che il cammino è il miglior destino dell’uomo.

Yangon, Myanmar, 1994 © Steve McCurry

Così l’ultimo numero da me diretto di Volume, il libro rivista di Chora e Feltrinelli che è arrivato alla sua quinta uscita, ha come filo conduttore le “Strade”. Parla di incontri, cammini, città e percorsi di vita, perché la strada non è una metafora ma la condizione umana, lo spazio in cui ci si può smarrire, decidere di cambiare o ritrovarsi. 
Raccontiamo che si può diventare grandi attraversando la strada della nostra infanzia, si può scegliere di camminare per giorni per trovare un senso della propria esistenza, ma anche decidere di fermarsi per provare a comprendere a fondo il mondo che ci circonda, per cogliere un frammento di verità.
Questo numero davvero speciale contiene i racconti di grandi scrittori come Maurizio Maggiani, Rosella Postorino, Francesco Piccolo, Alessandro D’Avenia e Enrico Brizzi, oltre alle firme di Chora e Will.

Kabul, Afghanistan, 1992 © Steve McCurry
Kabul, Afghanistan, 2003 © Steve McCurry

In questo viaggio intorno all’idea di strada, grazie anche a immagini come quelle di un vecchio fotografo come Virgilio Carnisio (la sua storia la trovate in questa newsletter), che per tutta la vita ha ritratto spazi di socialità milanese, proviamo a rimettere al centro, insieme all’urbanista Elena Granata, la necessità che siano luoghi ospitali e accoglienti, dove abbiamo diritto di cittadinanza anche il silenzio, l’aria, il gioco e l’incontro. 
Al centro di Volume, come in ogni numero, c’è un grande portfolio fotografico, questa volta lo abbiamo affidato a Steve McCurry che ha scavato nel suo archivio per costruirci un viaggio attraverso le strade che più lo hanno colpito.

Shanghai, Cina, 1989 © Steve McCurry

Il segreto di Steve McCurry per cogliere l’essenza della strada è la lentezza: ore passate a osservare, studiare, attendere e poi scattare. Da quando ha cominciato a lavorare nel mondo e soprattutto in Asia – era un ragazzo che aveva deciso di lasciare il suo primo lavoro in un giornale locale della Pennsylvania per scoprire l’India – ha capito che la cosa migliore da fare è adattarsi al tempo lento, inutile cercare di forzare le cose, accelerare, meglio lasciare aperta la porta alla sorpresa, alla possibilità e anche al sacro.

Porbandar, India, 1983 © Steve McCurry

«Per me vivere la strada – mi ha raccontato – significa lasciarsi incuriosire e osservare ciò che ci circonda, significa vivere il momento. La mia attenzione è rivolta a ciò che accade davanti a me: i suoni, gli odori, quei piccoli dettagli che facilmente potrebbero sfuggire. Il mondo allora acquista contorni più nitidi. Più tempo dedico all’osservazione, più la mia prospettiva inizia a cambiare e comincio a vedere le cose sotto una nuova luce».

Varanasi, India, 1984 © Steve McCurry

Il viaggio di Volume continua, con la sua periodicità trimestrale, con il suo incontro felice tra giornalismo, scrittura e fotografia e resta in buone mani, con la cura editoriale di Silvia Nucini e con Simone Pieranni che prenderà il mio posto, e porterà la sua infinita curiosità e la passione di leggere il mondo. Buon viaggio e soprattutto “Buona strada”.

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