27 Giugno 2026

Una sola valigia

Diciannove scatoloni scovati in una soffitta sono diventati un podcast. Dentro c’è la storia del Premio Nobel Franco Modigliani raccontata da suo nipote David. Una storia umana e d’amore, fatta dei dilemmi e delle scelte di una giovane coppia travolta dalla guerra. I loro pensieri, i loro sogni e le loro paure sono purtroppo ancora attualissimi
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Cinque anni fa venne a trovarmi nella prima sede di Chora, che allora erano tre scrivanie e un divano in un coworking, un ragazzo americano di origine italiana più alto di me, con una testa piena di ricci e un buffo modo di parlare la nostra lingua. Mi spiegò di essere un regista di film e documentari e di aver messo in cantiere a New York un podcast su un italiano illustre, il Premio Nobel per l’Economia Franco Modigliani. Suo nonno. E proprio di suo nonno voleva raccontare la vita. Ma non del professore e della sua straordinaria carriera accademica, ma della storia d’amore con Serena, che sarebbe poi diventata sua moglie, e della loro fuga dall’Italia prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Il racconto di David, questo il nome di quel ragazzone, mi incantò. Rimanemmo tre ore su quel divano e poi ci salutammo con una promessa, avremmo raccontato quella storia fantastica anche agli italiani. Sono passati cinque anni e ora ce l’abbiamo fatta.

David Modigliani con suo nonno Franco nel 1985

David Modigliani mette un amore e una cura straordinari in ogni cosa che fa e nel ricostruire la storia dei suoi nonni ha viaggiato negli archivi, ha recuperato memorie familiari, ha fatto interviste uniche, come quella a Mario Draghi che di suo nonno era stato allievo a Boston, e ha cercato sempre la parola giusta, quella esatta per definire un’atmosfera o un momento. Nella versione americana della serie podcast la sua voce è accompagnata da quella dell’attore Stanley Tucci, per quella italiana ha chiesto a me di essere il narratore dei fatti.  

La storia da raccontare l’abbiamo sintetizzata così: nel 1985 Franco Modigliani vince il Premio Nobel per l’Economia, l’unico italiano ad aver ottenuto questo riconoscimento, ma dietro quel successo si nasconde una saga familiare che intreccia fuga, amore, fascismo e guerra. Quando nel 1938 Benito Mussolini promulga le leggi razziali, Franco ha solo vent’anni, è ebreo ed è innamorato di Serena Calabi. Insieme i due decidono di scappare, prima a Parigi e poi negli Stati Uniti. Quasi novant’anni dopo, il nipote David Modigliani scava tra le lettere e i documenti che hanno lasciato, e scopre il lato oscuro della favola romantica: la corrispondenza della famiglia con Mussolini e la storia del fratello di Franco, rimasto in Italia ad affrontare la guerra. 
David, in questo viaggio nel passato, è stato guidato da una domanda urgente: quando il tuo Paese diventa sempre più autoritario o inizia una guerra, che cosa fai? Resti o parti? E che cosa succede se non riesci a fuggire? Mentre lavorava alla serie il suo dilemma morale è diventato quello di molti di fronte alle bombe o alla repressione di un regime: ucraini, palestinesi, libanesi, iraniani.

Il podcast “Una sola valigia” di Chora Media disponibile su tutte le piattaforme audio 

Tutto inizia quando David trova nel solaio di suo padre diciannove scatole piene di lettere e documenti di famiglia: gli si apre un mondo e lui sente il bisogno ma anche il dovere di raccontare quella storia. È un documentarista, ha già vinto premi e partecipato a Festival, la strada sembra chiara e tracciata. Ma c’è qualcosa che non lo convince nell’idea del documentario: il suo lavoro sarebbe inevitabilmente in bianco e nero, apparirebbe lontano e datato, invece lui sente che quella storia e quelle domande sono attuali e universali. Allora sceglie di affidarsi solo alla voce, per lasciare ad ogni ascoltatore la possibilità di immaginare, di farlo a colori e di farlo nel presente.

«Sono sempre stato convinto – mi spiega – che se racconti una storia personale, intima, poi questa sarà capace di connetterti alla Storia, quella grande. Se ti innamori di un personaggio, se ti appassioni a quello che gli accade, poi non potrai non avere attenzione e non sentire un senso di appartenenza a tutto ciò che gli avviene intorno. Così chi ascolta oggi può entrare davvero in relazione con avvenimenti lontanissimi come la dittatura di Mussolini, le leggi razziali, i rastrellamenti nazisti e la Seconda Guerra Mondiale». 

Il podcast racchiude una storia d’amore straordinaria, quella tra Franco Modigliani e Serena Calabi, ricostruita attraverso le lettere e i diari, e ci racconta della lungimiranza di Giulio – il padre di Serena – che aveva fondato le Messaggerie Italiane, era stato amico di Mussolini e aveva capito prima di tutti come sarebbe andata a finire. Tanto da decidere di fuggire con la famiglia a Parigi prima che sia troppo tardi. Alla figlia dirà soltanto: “Dobbiamo partire, metti tutto quello che hai caro in una sola valigia”. 
Mi sono chiesto spesso cosa porterei con me se dovessi fuggire, che cosa penserei se sapessi di dover abbandonare improvvisamente la mia casa e di non poter più vedere gli amici e i parenti. E “Una sola valigia” è diventato così il titolo della nostra serie podcast. 

Franco Modigliani insieme a sua moglie Serena Calabi a bordo del transatlantico Normandie che li porterà a New York 

Il racconto di chi parte non può non essere anche il racconto di chi resta, di chi non riesce o non ha la forza di scappare. Ci sono le vicende di Giorgio, il fratello di Franco, che si darà alla macchia nella campagna laziale insieme a sua moglie e ai bambini per cercare di evitare i nazisti e i delatori fascisti che li braccano. Ci sono i ricordi del cugino Piero che resta a Roma e che racconterà in un diario come riesce a sopravvivere tra bombardamenti e rastrellamenti. 
La fine della guerra, l’Italia ferita e da ricostruire mette Franco Modigliani e sua moglie Serena di fronte a un nuovo bivio: restare negli Stati Uniti o tornare a Roma?
Alla fine, decidono di rimanere sull’altra sponda dell’Oceano, mentre il fratello Giorgio e il cugino Piero ricominciano da zero nella Capitale. Nel corso degli anni, Franco costruisce una carriera eccezionale che lo porterà fino al Nobel nel 1985, ma mantiene un legame fortissimo con il nostro Paese, diventando un punto di riferimento per economisti come Mario Draghi e Ignazio Visco. 

David ha fatto un lavoro importante ricucendo la storia della famiglia e restituendoci la forza di una storia d’amore e l’attualità di domande fondamentali e senza tempo
Un testo base a cui ha attinto sono state le memorie di sua nonna, che ha sempre discusso ogni decisione del marito ed è stata motore di molte delle scelte cruciali. Una cosa sulla quale amava scherzare, come racconta David: «Nonna Serena sapeva quanto fosse stata importante nella carriera di Franco. Durante il loro ultimo viaggio in Italia, mentre attraversano in macchina la campagna vicino Bologna, si fermano in un piccolo distributore di benzina. Serena entra per pagare e, dalla macchina, Franco la vede ridere e abbracciare il gestore. Quando Serena esce, dice: “È stato uno dei miei primi fidanzatini del liceo! Non ci posso credere!” Franco risponde, un po’ geloso: “Spero tu sia felice allora di essere finita con un Premio Nobel”. E Serena: “Non essere sciocco, Franco. Se avessi sposato lui, avrebbe vinto lui il Premio Nobel!”».
Per me, accompagnare David in questo viaggio è stata un’avventura emozionante, la sensazione di vivere in un altro tempo e di provare i dilemmi che assillavano quelle donne e quegli uomini.

PS: Che questo lavoro sia riuscito me lo ha detto ieri mattina una donna che era seduta dietro di me sul treno che mi portava da Roma a Milano. Mentre mi sedevo mi sono accorto che si stava asciugando una lacrima, ho fatto finta di non accorgermene, ma è stata lei a parlarmi: «Ho finito in questo momento di ascoltare il suo podcast con David, è bellissimo, mi ha emozionato tanto, e mi sembra di essere stata dentro questa storia con tutti voi». Grazie.

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