LA STORIA

Speciale Ucraina 02. La frontiera della nostra umanità

7 marzo 2022 | diSilvia Nucini

Essere gente di confine vuol dire non fare molta differenza tra chi sta da una parte e chi dall’altra consapevoli che non sono pochi chilometri di terra a definire un essere umano. Corina Damaschin è nata e cresciuta a Siret, Romania, a 14 chilometri dalla frontiera ucraina. Sua mamma e sua nonna parlavano ucraino perché in paese è sempre stato normale conoscere quella lingua così diversa e difficile, ma anche vicina; lei l’ha imparata semplicemente ascoltandole chiacchierare tra di loro. 

Corina Damaschin
Corina Damaschin

Il 24 febbraio, quando Putin ha invaso l’Ucraina, Corina e suo marito sono passati a prendere il pastore della loro chiesa, quella Battista di Negostina, e insieme sono corsi al confine pensando che forse, lì, c’era qualcuno da aiutare. Quello che hanno trovato – le prime persone che scappavano- è stato l’inizio di un esodo
«Il pastore ha fatto un video, l’ha messo sul suo account di Facebook, e in poche ore è arrivata sempre più gente a dare una mano», racconta Corina nel suo italiano un po’ romano, ricordo dei suoi 16 anni a Roma. «Pulizie a ore, e la baby sitter ogni martedì e sabato sera». 

Il resto è una storia di solidarietà, un fiume in piena che vale la pena raccontare anche solo per ricordarci chi sappiamo essere, se solo lo vogliamo.

La tenda dell’associazione ebraica Mozaic che offre pasti kosher
La tenda dell’associazione ebraica Mozaic che offre pasti kosher

Per tre giorni, per 21 ore al giorno, Corina ha distribuito tè caldo, ceai, come lo chiamano qui. «Era l’unica cosa calda che potevamo dare, all’inizio. Mi hanno portato una pentola da 100 litri, la pentola dell’ospedale, mi hanno detto: devi averne cura. E così ho fatto». La prima famiglia l’ha ospitata quel giorno: mamma, due figli e anche il papà, uno dei pochi uomini che è riuscito a fuggire prima che rimanere e combattere diventasse un obbligo.

Dodici giorni dopo il numero delle persone che sono passate da casa sua è salito a trentaquattro e lei si dispiace di non ricordare tutti i loro nomi «ho provato, mi sono messa con il foglio, ma non sono riuscita a scriverli tutti». Con il passare del tempo gli uomini sono scomparsi dalla frontiera, arrivano solo le donne – mamme e nonne – con i figli. Arrivano vestiti come noi: le stesse sneaker, le stesse marche, lo smalto verde delle ragazzine. Dettagli stupidi che fanno impressione.

Peluche e giocattoli per le bambine e i bambini ucraini che attraversano il confine
I volontari distribuiscono peluche e giocattoli alle bambine e bambini ucraini che attraversano il confine

Arrivano con i cani, i gatti, qualche coniglio nella gabbietta. Moltissimi peluche stretti tra le braccia dei bambini, talismani colorati, pezzi della vita di prima, quando la vita di prima non esiste più. Chi il peluche non ce l’ha può trovarlo alla frontiera: un’associazione cattolica ne compra ogni giorno e i volontari li porgono sorridendo ai piccoli che attraversano il confine un po’ spaesati.

Il primo chilometro di Europa si è popolato di tante iniziative benefiche di ogni provenienza: c’è la comunità ebraica Mozaic che ha allestito una cucina kosher, la protezione civile turca che fa i kebap, la World Central Kitchen (una Ong fondata dallo chef stellato José Andrés) che prepara zuppe, la Ong Adra che offre pasti vegetariani. Ci sono scaffali di pannolini per i bambini, schede sim prepagate, pulmini che offrono passaggi verso le città più vicine, l’aeroporto, i centri di accoglienza allestiti per chi non sa dove andare. I volontari del soccorso animali di Suaceva regalano croccantini, guinzagli e trasportini. Visitano e vaccinano cani e gatti, rilasciano i certificati utili per viaggiare con i propri animali nel territorio europeo.   

Cibo, trasportini e visite veterinarie per i cani in arrivo
Cibo, trasportini e visite veterinarie per i cani in arrivo
Al confine vengono regalate SIM prepagate per poter chiamare in tutta Europa
Al confine vengono regalate SIM prepagate per poter chiamare in tutta Europa

Accanto alle realtà organizzate ci sono poi i gesti dei singoli: migliaia di persone hanno aperto le loro case e ospitano chi aspetta, chi non sa, chi non si vuole allontanare troppo dalla possibilità di tornare alla vita di sempre perché spera che possa succedere presto.

Questa porta d’Europa ha la faccia bella e gli occhi stanchi dei tanti volontari che stanno ore fermi sotto la neve solo per aiutare a tirare un trolley, appoggiare una coperta sulle spalle, prendere per mano un bambino non loro perché non scivoli nel fango che ha fatto neri i bordi della strada. 
Speriamo di essere tutti, anche noi, all’altezza di questo freddo e questa fatica.