L'INCERTEZZA

Quelli che provano a immaginare l’estate

1° maggio 2020 | diMario Calabresi

Abituato a combattere con i nemici che si presentano facendo un gran rumore, che più sono grandi e più sono pericolosi, oggi Lorenzo è messo in crisi dal nemico più piccolo che potesse immaginare, infinitamente più piccolo di un granello di quella sabbia che ogni inverno lui si danna per salvare.

I Bagni Sole di Arenzano (Genova)

Lorenzo Valle è proprietario e gestore di uno stabilimento balneare in Liguria, ad Arenzano, i Bagni Sole. Solitamente teme per le mareggiate – l’ultima grossa, prima di Natale – ma questa volta vede i suoi piani totalmente scombinati non dalle onde ma dal virus. «La mia più grande preoccupazione era il cambiamento climatico: un tempo impazzito difficile da prevedere e comprendere. Penso alla tromba d’aria di sei anni fa: arrivò all’improvviso e si portò via mezzo stabilimento, distrusse tutte le cabine e piegò gli ombrelloni. Era agosto, per fortuna si era messo a piovere e non c’erano bagnanti. Poi c’è stata la mareggiata del 29 ottobre 2018, quella è stata veramente pesante, ha spazzato via il bar, sfondato il ristorante e distrutto vetri e arredi. Onde alte oltre otto metri, non avevo mai visto una cosa così. Allagato tutto il paese, non solo noi che siamo la prima linea. Sono cose che ti mettono in ginocchio».

La devastazione nella struttura dei Bagni Sole provocata dalla mareggiata del 29 ottobre 2018
Il lungomare di Arenzano il giorno dopo la mareggiata del 2018
La spiaggia dopo l’ultima mareggiata nel dicembre 2019

«Dalle mareggiate non ci si difende, la conformazione della costa è quella che è, ma sono notti tremende, si spera sempre che quelle così grandi siano eventi eccezionali e che non si portino via troppa spiaggia. Finalmente, negli ultimi mesi, la sabbia era tornata e quest’estate avrei potuto aggiungere quella fila di ombrelloni che l’anno scorso non ci stava, sarei tornato a quota 190. Adesso invece sono qui con carta e penna a cercare di immaginare quanti se ne possano mettere».

Le regole per gli stabilimenti balneari e per l’estate non esistono ancora; Lorenzo, come tutti i suoi colleghi, prova a disegnare la vacanza al tempo del coronavirus: «Non sappiamo ancora come montare lo stabilimento, con che distanze tra gli ombrelloni, probabilmente il doppio di quelle di prima, forse li metteremo a scacchiera. Certamente ci sarà una riduzione del numero, ma io vorrei provare almeno a sistemare i miei clienti locali, che sono poco più della metà. Bisogna evitare gli assembramenti, ma non li ho mai avuti, perché ogni età ha i suoi orari: le signore anziane arrivano a prendere il sole alle 7:30, prima del bagnino, poi le mamme con i bambini, gli uomini con i giornali e per ultimi i più giovani che scendono in spiaggia quando gli altri vanno a casa a mangiare. Il ristorante lo terrò chiuso, non so come potermi muovere, per il bar sto valutando il servizio all’ombrellone per non formare code ingestibili. Mi sembra l’unica soluzione. Ho anche ordinato erogatori d’acqua per essere plastic free e grandi frigoriferi per il self service. Il dubbio è come fare le sanificazioni, immagino che dovrò disinfettare le sdraio ogni sera, anche se già lavavo completamente la spiaggia tutte le notti, poi le cabine e i locali. Insomma un grattacapo immenso che va affrontato in fretta».

I Bagni Sole visti dall’alto, con le file di ombrelloni nelle estati precedenti al virus

Lorenzo è qui da 25 anni, aveva preso un master in Economia e lavorava in un’azienda a Torino, poi il padre gli chiese di dargli una mano. Aveva cominciato a farlo durante le vacanze estive ma, complice il mare all’alba, è rimasto incastrato. Adesso ha 52 anni e desidera un anno sabbatico: «Invece devo riaprire, perché i mutui, le spese e i dipendenti non aspettano, spero almeno di riuscire a saldare tutto. Di certo non c’è nulla, la situazione è drammatica. Sogno una pausa perché non è cambiato solo il clima del pianeta ma anche quello dei rapporti tra le persone. La gente, da qualche anno, è sempre più insofferente e ha meno pazienza e poi noi balneari siamo visti come il sole negli occhi, come fossimo usurpatori che rubano la spiaggia. Invece siamo aziende come le altre che lavorano su beni demaniali. Ma ora bisogna inventarsi una nuova estate, diversa da tutte le altre, ho continuato a svegliarmi alle cinque e mezza, anche in tutta la quarantena, e in testa avevo sempre la stessa domanda: “Posso anche mettere gli ombrelloni lontani, ma i bambini come si farà a tenerli a distanza?”».