LA STORIA

Le regole dell’amicizia

9 dicembre 2022 | diMario Calabresi

Ci sono pezzi interi della mia vita quotidiana in cui mi parlano le persone che non ci sono più, in cui sorrido o scelgo una strada perché sento che loro mi avrebbero consigliato così, in cui penso a come avrebbero reagito, a cosa avrebbero detto.

Corso Piepoli a Rio de Janeiro, 1993

Nel mio ultimo libro ho voluto raccontare tre amici che non ci sono più e che hanno fatto la differenza nella mia vita: Corso, Michele e Angelo.

Spesso non ci rendiamo conto di quanto influiscano nelle nostre scelte e nella nostra esistenza gli amici, di quanto ci formino, di quanto siano preziosi.

Con Corso Piepoli siamo stati amici per soli otto anni e lui non c’è da ventidue – scomparso su una strada di Zanzibar – ma è come se non fosse mai andato via. Sono sempre più convinto che ognuno di noi è la somma degli amici che ha avuto, degli incontri che ha fatto e dell’educazione che ha ricevuto. 

Con Corso abbiamo attraversato tutto il Messico in treno e in autobus, andammo in Guatemala e poi Brasile. A Manaus, la capitale dell’Amazzonia, mi trascinò su una barca per giorni, dormivamo sulle amache e le zanzare ci divoravano. Si convinse però che la foresta andava vista non solo da dentro ma anche dall’alto. Così finimmo nel minuscolo ufficio di un’agenzia che organizzava voli con piccoli aerei da turismo. Un pilota vestito come Indiana Jones, di cui diffidai dal primo istante, accettò la sfida di Corso a farci provare qualcosa di eccezionale. Tirò fuori una carta geografica e segnò con una matita un luogo in direzione del Venezuela dove avrebbe potuto portarci: ci descrisse un altopiano da cui nasceva una cascata, disse che avrebbe volato lungo il Rio delle Amazzoni, che avremmo visto dall’alto i villaggi indigeni, che avremmo superato la cascata e saremmo atterrati su una pista sterrata usata dai narcotrafficanti. Prima ancora di sentire quando sarebbe costato (avremmo dovuto usare tutti i soldi che ci erano rimasti per finire il viaggio) io dissi che non ci pensavo nemmeno

Eravamo sette amici, cominciò una discussione furibonda, andammo a litigare fuori dall’agenzia e alla fine io ne convinsi tre e con questa maggioranza di misura quel folle volo venne archiviato. Corso descrisse in un modo magnifico cosa ci stavamo perdendo, disse che non avevo lo spirito giusto, che bisogna avere il coraggio di rischiare e poi non mi parlò per tre giorni. Fu talmente forte l’emozione di quel racconto, il modo in cui Corso aveva immaginato quel volo che a me sembra di averlo fatto. Quando Sebastiao Salgado, il grande fotografo brasiliano, mi ha raccontato dei suoi viaggi in Amazzonia e delle foto che ha scattato da un piccolo aereo alla foresta, ai villaggi e alle cascate che spuntano nella nebbia, ho avuto l’istinto di dire: c’ero anch’io.

Insieme a Corso sulla piramide di Tikal in Guatemala, 1992

Corso non stava mai fermo, non erano solo i viaggi continui e sempre low cost – il suo battesimo era stato l’interrail, con l’idea che si viaggia fino alla fine dei soldi – ma anche le mostre, le feste, il cinema, le serate, le gite di un pomeriggio. Gli ho chiesto spesso se non fosse mai stanco, perché non tirasse il fiato, non rimanesse una sera a casa o una domenica sul divano. Rideva, scuoteva la testa e ripartiva alla carica

Molte volte mi sono chiesto: perché corresse sempre, perché dormisse così poco, perché contasse i Paesi che aveva visitato nel mondo e non gli bastassero mai, perché cogliesse ogni occasione per organizzare una festa.

Oggi lo so, sentiva che il tempo era poco, aveva la percezione che fosse limitato, non voleva sprecare un solo secondo. Se avesse potuto prevedere anche la lunghezza della sua vita credo che non avrebbe cambiato nulla, non avrebbe vissuto in un modo diverso se anche lo avesse saputo. Oggi ho capito che aveva ragione: il tempo è troppo poco per non prendere rischi, per aspettare, per rimandare scommesse e speranze. Però, anche adesso, anche trent’anni dopo, io su quel piccolo aereo non salirei, ma farei di tutto perché potesse prenderlo lui, per sentire il suo racconto.
Corso aveva delle certezze granitiche su come si dovesse viaggiare: le sue regole. Non le aveva mai scritte, le esprimeva nella pratica, ma io nel tempo le ho messe in ordine e mi accompagnano ogni volta che parto. Ve le regalo.