IL PERSONAGGIO

La storia in tre magazzini

1° gennaio 2021 | diAnna Dichiarante

Lui la definisce «bottega stoica», imperturbabile rispetto alle mode e alle crisi. In realtà, è la propaggine di un archivio creato in 41 anni di vita. Quella di Andrea Iucu è una libreria dell’usato, ma è anche laboratorio e atelier per le sue attività di collezionista e artista. Un po’ modernariato, un po’ vintage. Iucu (diminutivo del vero cognome) l’ha aperta nel 2016, a Pavia, dopo aver lasciato il vecchio lavoro e aver deciso di ripartire dalle sue passioni. Così s’è reinventato, costruendo «un luogo in cui coltivare un’esperienza diversa di commercio e l’amore per la storia della città». La sua città. Quella dove è sempre tornato e che ora omaggia con un libro dedicato al suo simbolo più iconico: il Ponte Coperto sul Ticino. Nel 2021, infatti, ricorre il 70° anniversario della sua ricostruzione. Un esempio di rinascita in questo strano Capodanno.

Andrea Iucu (diminutivo del suo cognome con cui si fa chiamare), 41 anni, all’interno della sua libreria e bottega vintage a Pavia

Nel settembre del 1944 i bombardamenti alleati danneggiarono pesantemente il ponte, realizzato nel Trecento per collegare il cuore di Pavia con il borgo che si trova sulla sponda destra del Ticino: un’opera fondamentale che aveva sostituito l’antico ponte romano (i cui resti sono ancora visibili sulla riva sinistra e, nei giorni di secca, nel letto del fiume). Gli ordigni sganciati nel corso dei raid distrussero il tetto e causarono il crollo di un’intera arcata. Terminata la guerra, il ministero dei Lavori pubblici ordinò la demolizione delle parti rimaste e l’avvio della ricostruzione. Nel settembre del 1951 – pochi metri più a valle rispetto al punto in cui sorgeva la precedente struttura – venne inaugurato il nuovo ponte.

Il Ponte Coperto sul Ticino, a Pavia. Sulla sinistra, la statua della lavandaia; a destra, sullo sfondo, la cupola del Duomo

Durante il lockdown, Iucu ha sviluppato l’idea di celebrare l’anniversario con una pubblicazione intitolata “Ponte Coperto Pavia 70”. «È un album di cimeli risalenti fino all’Ottocento – spiega – ci sono fotografie, cartoline, pubblicità, fumetti, film, poesie e oggetti di vita quotidiana che ho raccolto e contestualizzato: tutto riproduce l’immagine del ponte, a dimostrazione di quant’è impresso nella memoria collettiva e nel tessuto socio-economico di Pavia». Un’icona, appunto, capace di affascinare i grandi personaggi che lì hanno vissuto – da Ada Negri ad Albert Einstein – e usata per promuovere il territorio, le sue istituzioni o i suoi prodotti tipici. «Nonostante la città abbia altri simboli, come la cupola del Duomo o le tante torri, il ponte è quello in cui più si è identificata; è il ponte tra il suo passato e il suo futuro».

Per stampare il libro, Iucu ha collaborato con Univers, una casa editrice pavese fondata nello stesso anno della sua bottega: «Adesso vogliamo ampliare il progetto e realizzare una collana di volumi dedicati alla storia locale». Perché la storia del posto, in particolare quella industriale e quella legata al costume, è la materia che incuriosisce Iucu. Il suo obiettivo è studiarla e narrarla in forme insolite, atipiche. «Ho l’indole del collezionista. Da bambino accumulavo tappi e figurine, poi ho continuato a raccogliere cose di ogni genere ed epoca. Viaggio e vado alla ricerca di negozi, mercatini, case private, perché gli oggetti si spostano con le persone e riemergono dove meno te l’aspetti. Ormai ho riempito tre magazzini: mi ci muovo a fatica, catalogo i pezzi, ma non so più calcolarne il numero. Sono 50 mila solo tra giornali e riviste».

Una cartolina con un dipinto del Ponte Coperto di Ezechiele Acerbi risalente agli inizi del Novecento; è una delle immagini contenute nel libro di Andrea Iucu

È ciò che Andrea ha orgogliosamente denominato “Archivio storico Iucu”. E che ha arricchito pure nel periodo in cui faceva il designer nel settore dell’abbigliamento in Toscana. Cinque anni fa, però, il comparto è sprofondato nella crisi e lui ha capito che quel mestiere non gli dava più né certezze né soddisfazioni. «All’inizio ho lavorato in un negozio di modernariato a Firenze; volevo mettermi alla prova e imparare. Poi sono tornato a Pavia e ho deciso di aprire la libreria in Corso Garibaldi, una delle vie principali del centro. Qui si respira aria di paese, è un mondo a sé, popolato da gente del quartiere e da botteghe di lunga tradizione. Purtroppo molte hanno chiuso, le loro vetrine vuote e buie contrastano con quelle delle catene di franchising che hanno conquistato lo spazio tutto intorno».

Altri cimeli tratti dal libro sul Ponte Coperto: a sinistra, il frontespizio di una pubblicazione di propaganda fascista del 1932; a destra, quello di una mappa di Pavia di metà Novecento

Iucu resiste, dorme poco e ha ritmi frenetici. Gestire un’attività propria è fonte di preoccupazione, di riflessione perenne. Ma lui garantisce di svegliarsi con il sorriso. «Il mio è un negozio anomalo, non ci sono orari fissi e spesso aleggia il disordine. Eppure piace. I clienti sono affezionati e abbastanza numerosi, hanno età diverse e appartengono a ceti sociali diversi, arrivano dalla città e da fuori, grazie alla visibilità che mi assicurano i social network. Ci sono anche parecchi studenti che comprano i miei disegni. Nelle settimane di chiusura forzata mi hanno scritto in tanti e dopo la riapertura sono venuti per sostenermi. Se fallissi, sarebbe una sconfitta per questa comunità». Iucu, infatti, si è inserito in un circuito di collezionisti, collabora con imprenditori pavesi, organizza mostre con il quotidiano locale e con la Biblioteca Universitaria.

A sinistra, una lattina con il logo di un colorificio, a destra, una tazzina da caffè: entrambe riproducono l’immagine del Ponte Coperto (foto ©Michele De Gregorio)

«Credo sia importante cooperare per il bene della città – continua – ho proposto vari progetti culturali e ho ricevuto l’appoggio di alcune aziende e di altri commercianti o librai. Da parte dell’amministrazione, invece, ho incassato più dinieghi che entusiasmo. A me interessa che gli eventuali partner condividano e incarnino il senso delle mie iniziative». Così è successo con l’associazione “Necchi Pavia Italia”, nata per recuperare e diffondere la memoria dello storico marchio pavese di macchine per cucire: oltre a esserne cofondatore e segretario, Iucu ha fornito un’enorme quantità di materiale proveniente dal suo archivio. Una raccolta unica, a cui potrebbe attingere pure il Museo Adi Compasso d’Oro di Milano. «Ho prestato più di una volta pezzi della mia collezione, mi basta che sia citata. Io firmo e numero ogni cosa…».

Già nel 2019, Iucu aveva ricordato a modo suo (una serie limitata di tazzine da caffè) un’altra ricorrenza significativa per Pavia: il crollo della Torre Civica. Nel 1989 la costruzione all’angolo di Piazza Duomo collassò, uccidendo quattro persone e devastando gli edifici vicini. «È un trauma che non è stato mai completamente superato, il moncherino della torre è rimasto lì ed è una ferita non sanata. Dagli anni Settanta in poi, Pavia ha smesso di rigenerarsi, di promuovere seriamente il suo patrimonio storico-artistico, la sua offerta turistica, il suo ateneo. Non ha investito su sé stessa e ha lasciato smantellare il suo sistema produttivo. Perciò sono convinto che il Ponte Coperto rappresenti la speranza, l’ultima opera di ricostruzione compiuta. Con il mio libro vorrei alimentare la consapevolezza e il sentimento d’appartenenza».