IL RACCONTO

La genetica della montagna

5 marzo 2021 | diGuido Andruetto

«Guida non è solo un mestiere» scriveva negli anni ’70 Cosimo Zappelli, guida alpina a Courmayeur e compagno di cordata di Walter Bonatti, con cui realizzò importanti exploit alpinistici nel gruppo del Monte Bianco. Hans Kammerlander, alpinista e guida dell’Alto Adige che ha scalato con Reinhold Messner, sostiene che «la guida alpina ha una responsabilità enorme, le persone che si rivolgono a noi hanno un sogno, ad esempio salire il Cervino, e sanno che da sole non potranno mai realizzarlo». Una professione e al tempo stesso una vocazione quasi, che affonda le sue radici in duecento anni di storia.

La festa delle guide alpine di Chamonix – qui prima del Covid-19 – si svolge il 15 agosto con il raduno davanti alla chiesa nel centro della città. Un momento molto sentito da tutta la comunità, come lo è a Courmayeur, sul versante italiano del Bianco (©Compagnie des Guides de Chamonix)

Nel 1821 venne infatti costituita la prima Società delle guide al mondo, a Chamonix. La prima ascensione del Monte Bianco era stata compiuta nel 1786, così le successive ripetizioni, su impulso di Horace-Bénédict de Saussure, geologo e fisico di Ginevra che intendeva realizzare alcuni esperimenti e misurazioni scientifiche in alta montagna ed era spinto dalla curiosità di raggiungere la vetta. Si era recato a Chamonix e aveva offerto una cospicua donazione in denaro a chi fosse riuscito a trovare una via di salita al Monte Bianco. Si rivolse a Jacques Balmat e Michel Gabriel Paccard, nessuno dei due alpinista nel senso del termine che conosciamo oggi, il primo era cacciatore e cercatore di cristalli, il secondo botanico e medico. Con quella storica impresa nacque l’alpinismo e anche, alcuni decenni dopo, la “Compagnie des Guides de Chamonix”. Che quest’anno taglia il traguardo del bicentenario.

Tristan Knoertzer, 31 anni, una delle nuove leve della “Compagnie des Guides de Chamonix”, qui sulla vetta della Pointe Lachenal, nel massiccio del Monte Bianco, a 3.613 metri di altitudine (©Compagnie des Guides de Chamonix)

Tristan Knoertzer è una delle nuove leve della Società di Chamonix, ha 31 anni e un sorriso rassicurante che rende più semplici anche le cose più difficili di una salita in alta montagna. Nella sua dedizione alla professione di guida si riconosce soprattutto l’orgoglio tipico della gente montanara di appartenenza ad una tradizione secolare, oltre che l’amore infinito per l’alpinismo. «I valori della solidarietà, dell’esperienza condivisa e del rispetto e della conoscenza della montagna sono quelli che da 200 anni ci tramandiamo da una generazione all’altra di guide – ci racconta Tristan dal suo ufficio che si affaccia su Place de l’Eglise, dove ogni 15 agosto si svolge la sfilata delle guide – per questo accompagnare un cliente in una salita significa per noi creare una relazione che, oltre alla sicurezza e alla fiducia, include anche la disposizione a imparare a muoversi in alta quota con la volontà di migliorarsi».

La guida Tristan Knoertzer in arrampicata sulla via Lachenal, nel massiccio del Monte Bianco, al sorgere del Sole (©Compagnie des Guides de Chamonix)

Ci sono famiglie a Chamonix, così come a Courmayeur (dove la Società delle Guide è la più antica d’Italia e la seconda al mondo), in cui il mestiere di guida si tramanda tra i vari componenti da decenni o addirittura da secoli. «Il richiamo della montagna scorre nelle mie vene – aggiunge Tristan – io rappresento la seconda generazione di guide nella mia famiglia. La libertà che ti dà la montagna è qualcosa di irrinunciabile per me, un elemento necessario per strutturare la mia anima e il mio corpo. Tutti i valori che riesco a vivere in montagna mi ispirano anche nella vita sociale e nella quotidianità. Ho iniziato la mia formazione di guida alpina quando avevo 21 anni, ma non sapevo esattamente se avrei poi davvero lavorato come guida in futuro. Durante la mia prima stagione estiva come aspirante guida, a contatto con i clienti, ho subito capito che volevo entrare stabilmente nella “Compagnie des Guides” e che ero pronto a dimostrare quanto fossi motivato a farlo. Anche la Caisse de Secours, la raccolta fondi di solidarietà che abbiamo creato a Chamonix per aiutare le famiglie delle guide infortunate o decedute per incidenti in montagna, è stata una forte spinta motivazionale».

Ancora un’immagine di Tristan in uscita sulla via Rebuffat, sulla parete Sud dell’Aiguille du Midi, nel gruppo del Monte Bianco (©Compagnie des Guides de Chamonix)

Tristan Knoertzer ha tre grandi salite nel cuore, tutti itinerari alpinistici estremamente impegnativi e sui quali si cimentano gli alpinisti più allenati ed esperti: la via Bonatti-Ghigo sul Grand Capucin, monolite di granito impressionante, la cresta integrale di Peuterey al Monte Bianco e quella dei Grands Montets all’Aiguille Verte. I suoi miti sono guide alpine storiche di Chamonix, simboli dell’alpinismo del Novecento, come Lionel Terray, Gaston Rébuffat, Louis Lachenal. Un capitolo a parte è Christophe Profit, grande guida di Chamonix che ha appena compiuto 60 anni, «lui è un alpinista straordinario, nel 1982 ha scalato in solitaria, slegato, la parete del Petit Dru in tre ore e dieci minuti di arrampicata. Indossando leggings colorati, una guida alpina originale».

Per i 200 anni della Compagnia le guide hanno organizzato numerose celebrazioni. La prima, a maggio, sarà la cordata più lunga del mondo e unirà le guide di Chamonix e Courmayeur tra l’Aiguille du Midi sul versante francese e Punta Helbronner su quello italiano, sopra i tremila metri di altitudine. Il legame tra le due Società è ancora molto forte nonostante la naturale competitività che fa parte anche di questo mondo. Edmond Joyeusaz è una fortissima guida di Courmayeur, l’anno scorso è sceso dal Monte Bianco con gli sci passando per i seracchi della Poire sul versante pericoloso del ghiacciaio della Brenva: «Per noi sono dei cugini – dice – ma anche amici che da due secoli alimentano la passione per la montagna, con grandi scalate ed exploit, ma anche semplici passeggiate che hanno permesso a generazioni di appassionati e turisti di avvicinarsi e apprezzare la montagna. Non è facile rimanere uniti per tutto questo tempo; adesso a Chamonix operano nuove associazioni di professionisti, anche straniere, ma la Compagnia rimane il punto di riferimento e la storia non può esser cancellata».

La sfilata delle guide alpine di Chamonix durante la tradizionale festa nell’agosto del 2020 (©Compagnie des Guides de Chamonix/Eric Courcier)

Tristan ci anticipa che quest’estate faranno un’azione memorabile per difendere questa storia. «Scaleremo il Monte Bianco fino ai 4.810 metri della vetta e, una volta ridiscesi, proseguiremo in bicicletta e a piedi fino a Parigi, per poi salire in cima alla Tour Eiffel e issare il vessillo della “Compagnie des Guides”, che consideriamo uno dei simboli della storia della Francia. Personalmente sono affezionato sia al Bianco che alla Tour Eiffel. Quando avevo 12 anni mio padre mi propose di salire il Monte Bianco per la via “Les trois monts” e di sciare per la via storica. È un bel ricordo di un momento intenso vissuto con lui. Al rifugio, prima della salita, non stavo bene e per la nausea vomitai, ma poi la soddisfazione è stata enorme. Sulla Tour Eiffel invece ci sono salito la prima volta con una bella ragazza anni fa. Per fare il romantico le dissi che dall’alto, con il cielo terso, si poteva vedere la vetta del Bianco. Ma non mi credette ovviamente. Le promisi allora che prima o poi saremmo saliti insieme sul Monte Bianco per verificare se la Tour Eiffel era visibile da lassù. Poi ci baciammo».