LA STORIA

L’uomo che riparava le buche

11 novembre 2022 | diMario Calabresi

Nel 2008 attraversai l’America in lungo e in largo per raccontare la campagna elettorale che avrebbe portato Barack Obama alla Casa Bianca. Erano tempi in cui si spegnevano le luci, stava cominciando la crisi economica e molte famiglie non riuscivano più a pagare i mutui e perdevano la casa. Ma erano anche tempi di speranza nel cambiamento. Incontrai una quantità incredibile di storie che mi spinsero a scrivere un libro sulla capacità di rialzarsi dopo ogni caduta, lo intitolai “La fortuna non esiste”. In quel lungo viaggio andai a cercare due persone che mi sembravano speciali, anche se non erano particolarmente note, il sindaco di un paese di 2.912 abitanti, John Fetterman, e una pilota di elicotteri che aveva perso le gambe in missione in Iraq, il cui nome è Tammy Duckworth. Oggi, quattordici anni dopo, quell’uomo è stato eletto al Senato degli Stati Uniti, per rappresentare la Pennsylvania, e lei rieletta per l’Illinois. La forza e la capacità di resistenza che avevo visto in loro hanno fatto miracoli. 

John Fetterman l’eroe delle elezioni di midterm. Con la sua vittoria, contro ogni pronostico, ha impedito che i repubblicani riconquistassero la maggioranza in Senato (© Account Instagram di John Fetterman)

Vi voglio raccontare la storia di John Fetterman, diventato oggi l’eroe nazionale del Partito Democratico, dopo aver conquistato a sorpresa e contro i pronostici il seggio della Pennsylvania, bloccando non solo il candidato di Donald Trump ma anche la possibilità che i repubblicani conquistassero la maggioranza al Senato. 

Eppure, solo a maggio veniva dato per spacciato, dopo un terribile ictus di cui porta evidenti i segni nei movimenti e nella voce. Ma la sua cifra è di essere un combattente che non si ferma mai. Quando andai a cercarlo era solo il sindaco di uno dei posti più desolati d’America: Braddock, piccola cittadina a una dozzina di chilometri dal centro di Pittsburgh.

Quando ci arrivai rimasi sconvolto; immaginate una città a cui è stata tolta l’anima, a cui hanno portato via tutto quello che serve a definire l’esistenza di una comunità: il lavoro, le scuole, i bar, i ristoranti, gli alberghi, i cinema, la piscina e anche gli abitanti. Perché le città possono anche morire, spegnersi lentamente, vedere scorrere via la vita, crollare isolato dopo isolato fino a trasformarsi in fantasmi. Braddock era stata al centro della rivoluzione siderurgica americana: qui nel 1875 Andrew Carnegie aprì la sua prima acciaieria che diventò il cuore del Secolo Americano. Cento anni dopo, con la fine dell’acciaio, questa terra diventò l’epicentro della disoccupazione e dell’epidemia di crack, quei cristalli di cocaina da fumare cancellarono per intero una generazione di adolescenti. Braddock negli Anni Cinquanta aveva ancora 20mila abitanti, ma nel momento della mia visita erano meno di tremila.

La devastazione era talmente impressionante da aver spinto Hollywood a scegliere Braddock per ambientare la versione cinematografica del romanzo premio Pulitzer “La strada” di Cormac McCarthy. C’era bisogno di un luogo che raccontasse l’America dopo l’Apocalisse, che facesse da sfondo al viaggio di un bambino e di suo padre, interpretato nel film da Viggo Mortensen, in un mondo in cui la civiltà è stata cancellata da un cataclisma e i sopravvissuti vivono di violenza e cannibalismo. Non avevano avuto bisogno di ricostruirlo in studio, era lì, a disposizione, con tutto il suo carico di angoscia e distruzione.Questa città avrebbero dovuto dichiararla morta, cancellarla dalle cartine e dimenticarsene, ma poi era arrivato un energumeno appassionato, rumoroso e viscerale: il sindaco John. Un uomo convinto che si debba vivere come dei lottatori e che la discrezione corrisponda alla resa.

John Fetterman insieme a Barack Obama (© Account Instagram di John Fetterman)

Il giorno in cui decise che avrebbe fatto la differenza ce l’ha tatuato sull’avambraccio destro: 01-16-2006. Sedici gennaio 2016, la data di un omicidio, che spense l’ultima luce rimasta, quella della pizzeria Vocelli. Alle sette di sera spararono in faccia al garzone trentenne delle consegne a domicilio. Non si è mai saputo chi abbia ucciso Christopher Williams e insieme al lui la possibilità di mangiare una pizza a Braddock: i proprietari di Vocelli offrirono 2000 dollari per avere informazioni sull’omicidio, ma nessuno si fece vivo, allora alzarono la taglia a 15mila dollari, reddito medio di un cittadino di Braddock, ma non servì a nulla. Nel primo anniversario un anonimo pubblicò un annuncio promettendo addirittura 20mila dollari di ricompensa per fare giustizia. Anche questa volta nessuno telefonò, il delitto rimase irrisolto e Braddock senza ristoranti o fast food

Il sindaco tatuato è un uomo gigantesco, 140 chili per oltre due metri di altezza, completamente pelato con un pizzetto diabolico, sempre in pantaloncini corti, potrebbe fare il buttafuori ad un concerto di rock duro o partecipare al campionato di Wrestling. All’interno del braccio ci sono tutte le date delle persone uccise nei tredici anni in cui è stato sindaco, tra cui una bambina di due anni aggredita e poi buttata in mezzo alla neve del nuovo parco giochi. In memoria di tutti loro ha fatto erigere un monumento di fronte all’ingresso del Comune.

Sul braccio sinistro invece ha solo cinque cifre: 15104, il codice d’avviamento postale della città. Se lo era fatto incidere sulla pelle, per dare il senso della missione, del suo completo coinvolgimento nella lotta per la sopravvivenza di questa città.John Fetterman ha 53 anni, è nato a York, 300 chilometri più a est in direzione di Philadelphia, ha studiato ad Harvard, dove ha preso un master in “Politiche sociali”. È arrivato a Braddock negli Anni Novanta come volontario per assistere i giovani che avevano abbandonato la scuola. Nel 2001 ha lanciato un suo progetto per recuperare 200 ragazzi dallo spaccio, dall’alienazione, dalla violenza: lo hanno preso sul serio e lo hanno seguito. Non era uno di quelli che la sera se ne andava a dormire al sicuro in un’altra città, si era subito comprato un vecchio magazzino davanti alla biblioteca, pagandolo solo 3000 dollari, lo aveva ristrutturato e ne aveva fatto casa sua. Così si è conquistato il diritto di fare il capo branco per il suo coraggio, perché parla la lingua dei ragazzi, quella del rap e dei graffiti, e perché non li ha mai abbandonati.

Uno scorcio della città di Braddock (© Dan Buczynski)

Nel 2006 decise di caricarsi sulle sue spalle gigantesche non solo i giovani ma tutta la città, e si candidò sindaco. Vinse per un solo voto in una corsa con tre candidati.

Mayor John, come si firmava nelle mail e negli sms, venne eletto grazie ai giovani e al suo programma: richiamare artisti, abitanti, lavoro e un ristorante. Quando andai a Braddock, due anni dopo la sua elezione, aveva realizzato un campo giochi nuovo di zecca, aveva fatto ristrutturare una chiesa sconsacrata trasformandola in un centro sociale, aveva aperto un ufficio di collocamento e formazione, richiamato artisti e nuovi abitanti dall’Oregon e dall’Alaska, fiduciosi nel suo progetto di rinascita, ristrutturato il teatro per farci le recite scolastiche e riaperto la biblioteca.

La sua idea è sempre stata quella della cura, per questo è partito dalla chiusura di tutte le buche nelle strade. Ho riletto le pagine che avevo scritto allora e ho trovato la riapertura di un asilo per cinquanta bambini, un servizio di pulmini che fa la spola tra le case popolari e gli autobus per Pittsburgh e che ha permesso a tutti quelli che non avevano la macchina di uscire dall’isolamento. E poi l’“urban farm”, l’orto aperto tra la chiesa e la sede dei sindacati, dove ognuno può andare liberamente a raccogliere la verdura; il campo da basket con sei canestri con la retina dove prima c’era un parcheggio abbandonato; la nuova ala dell’ospedale dell’Università di Braddock dove si fanno radiografie e ecografie. Sono gli ingredienti che lo hanno portato a vincere la sfida più importante di queste elezioni americane, quella contro un chirurgo milionario, star della tv e amico personale di Donald Trump. John Fetterman ha vinto con la forza e la speranza dei “piccoli cambiamenti” e promettendo di non dimenticare indietro nessuno.