LE IMMAGINI

Il mondo negli occhi dei bimbi di Milano

2 aprile 2021 | diMario Calabresi

Questa storia ci parla di quattordici amici che non hanno voluto diventare grandi. Se diventare grandi significa chiudersi nel privato, nel lavoro e nella routine quotidiana lasciando fuori i sogni. Così, all’alba di questo millennio, alla fine dei loro vent’anni, fatti di studio e di un’esperienza fortissima di aiuto ai bambini con l’Aids, quando si sono ritrovati tutti sposati, con figli, con un mutuo e un lavoro hanno sentito un desiderio comune: riaprire la finestra dell’impegno sociale. Coltivare un sogno. È nato così il “Xmas Project”, un libro che presenta un’idea e insieme la realizza, perché nello stesso tempo racconta il progetto e lo finanzia.

Un gruppo dei 14 fondatori di “Xmas Project”, Maurizio, Elena, Dario, Sara, Roberto, Jacopo, Renato, Francesca, Matteo, Sarah, Benedetta, Alberto, Filippo e Francesca. A loro si sono aggiunti dopo pochi anni tre soci, Stefano, Claudio e Viviana

Ogni anno, a partire dal 2001, si ritrovano in primavera e scelgono un microprogetto da sostenere, sono partiti dai bambini di una piccola città della Romania, per i quali hanno ristrutturato il reparto di pediatria dell’ospedale locale, e hanno fatto il giro del mondo, dal Niger al Nepal, dall’Etiopia ad Haiti, dalla Cambogia a Gaza, per tornare quest’anno, nel ventesimo anniversario, alle origini: i bambini di Milano, insieme a padre Giuseppe Bettoni, il giovane sacerdote che conobbero nell’oratorio del quartiere e che li coinvolse nell’avventura dei loro vent’anni.

Erano gli anni Novanta – mi racconta Matteo Fiorini – e padre Giuseppe per dare risposta all’emergenza dell’Hiv pediatrico diede vita alla Fondazione Arché: insieme ai ragazzi si prese cura del dramma dei bambini che nascevano già sieropositivi e sviluppavano l’Aids. Li accompagnavano in ospedale, garantivano assistenza continua, attenzione, gioco e speranza. Un coinvolgimento emotivo fortissimo, che si concluse con la fine dell’emergenza ma anche con la scomparsa della maggior parte di quei bambini. È a questo punto che l’istinto, compiuti i trent’anni e cominciata la vita dei grandi, porterebbe a chiudersi nel privato ed è qui invece che arriva l’idea dei libri di Natale.

E il progetto del 2020 è di nuovo con padre Giuseppe, per costruire un parco giochi al posto di un prato incolto di Quarto Oggiaro. Ma in un anno diverso da tutti gli altri, in quel 2020 in cui la pandemia ha stravolto le nostre vite e chiuso i bambini nelle case, l’attenzione è andata allo sguardo dei bambini. Sette fotografi hanno realizzato il progetto “Nei miei occhi – Guarda i bambini in questa grande città” che non solo è diventato il libro il cui ricavato ha finanziato il parco giochi – pronto questo autunno – ma anche una mostra all’aperto che inaugurerà il 3 maggio in via Dante a Milano.

I manifesti della mostra “Nei miei occhi”, in cui saranno esposti gli scatti realizzati per “Xmas Project” da sette fotografi: Isabella De Maddalena, Francesco Giusti, Marco Garofalo, Andrea Frazzetta, Zoe Vincenti, Simone Durante e Alessandro Trovati

Questo progetto non era nato per raccontare la pandemia ma il rapporto tra i bambini e la città, poi quando lo si è realizzato, lo scorso autunno, la presenza del virus ha contagiato ogni aspetto delle nostre vite. Il primo ad essere coinvolto è stato uno dei migliori fotogiornalisti italiani, Andrea Frazzetta, di cui ho raccontato in questa newsletter l’incrocio tra il suo lavoro per “The New York Times Magazine” – ritratti del personale sanitario lombardo nei giorni terribili della prima ondata – e l’esperienza personale in cui perse sua madre per il Covid-19. Andrea, che ha fotografato un asilo milanese nel bosco, ha trascinato un gruppo prestigioso di colleghi che hanno colto tutti gli aspetti dell’infanzia in città.

Foto di Alessandro Trovati. Venticinque anni di esperienza con Associated Press e Pentaphoto, ha fotografato i più importanti eventi sportivi del mondo, tra cui 12 Olimpiadi. Pubblica sui principali quotidiani e magazine e dirige campagne pubblicitarie per marchi internazionali. Ha vinto numerosi premi ed è Canon Ambassador dal 2017. Per il progetto “Corpi-fuoco”, in mostra, ha indagato cosa resta dell’attività sportiva quando i divieti impediscono ai piccoli corpi di muoversi: le acrobate del FitKid e i ragazzini della squadra di calcio dove lo stesso Trovati ha militato da bambino vengono seguiti con passione dai loro allenatori, in streaming o di persona, alla faccia di ogni zona rossa
Foto di Isabella De Maddalena. Formatasi in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, si è specializzata in Visual Storytelling alla Danish School of Journalism and Media. I suoi progetti hanno al centro il mondo delle donne, tra diritti, maternità e lavoro. Le sue immagini sono state pubblicate, tra gli altri, da “The New York Times”, “Le Monde”, “The Guardian”, “L’Espresso”, “El Pais” e sono distribuite dalle agenzie Luz e Institute. In mostra, i dittici del progetto “Scatenàti”: da una parte i parchi-gioco inaccessibili durante il lockdown, con le strisce bianche e rosse a impedirne l’utilizzo, e dall’altra gli stessi luoghi nel momento in cui la vita, a singhiozzo, è ripartita
Foto di Simone Durante. Ritrattista, videomaker, fotografo cinematografico e di moda, reportagista sociale (tra le realtà con cui collabora: Unhcr, Amnesty International, Fondazione Comunità San Patrignano). Si occupa anche di comunicazione aziendale per grandi realtà imprenditoriali o industriali e si dedica all’insegnamento della fotografia, con particolare attenzione all’aspetto creativo. Per il progetto in mostra, Simone si è focalizzato sui suoi figli e sulla loro classe di scuola elementare nel quartiere Lorenteggio, per raccontare il momento più simbolico degli ultimi mesi: “Il giorno del mondo”, ovvero il primo giorno di scuola dell’anno scolastico 2020
Foto di Andrea Frazzetta. Formatosi in Arte e Architettura, come documentarista ha lavorato in più di 60 Paesi. I suoi progetti sono stati pubblicati, tra gli altri, da “National Geographic Magazine”, “The New York Times Magazine”, “Newsweek”, “The Guardian”, “Der Spiegel”, “Internazionale”. Ha vinto il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo 2020 (mai assegnato a un lavoro fotografico). Per il progetto in mostra, ha documentato un’esperienza educativa informale e contemporanea, tra ecologia e misure di sicurezza in questi tempi difficili: “L’Asilo nel bosco”. Una struttura all’interno della Cascina Sant’Ambrogio, in zona Ortica, dove l’apprendimento all’aria aperta è privilegiato

Tra i progetti bellissimi raccontati, adottati e realizzati in questi anni vi voglio segnalare il raccontastorie di Gaza, che gira con la sua Ape Car carica di libri per bambini, il laboratorio di oreficeria a Phnom Penh dove si trasformano le mine antiuomo di cui è disseminata la Cambogia in gioielli e la ciclo-officina in un villaggio della Tanzania, dove bicicletta significa andare a scuola o arrivare in ospedale.

Gaza, 2016. Perlustrare la striscia di Gaza con una biblioteca mobile, un tuk tuk allestito con tanti libri, per intercettare i bambini che ci vivono. Il progetto mira a creare momenti dedicati ai più piccoli utilizzando strumenti e interventi di qualità dal punto di vista educativo; l’obiettivo, in particolare, è favorire spazi di aggregazione attraverso l’uso del libro come mezzo di relazione e di rielaborazione del trauma. La biblioteca mobile è condotta da un animatore formato in ambito teatrale e per il lavoro diretto con i minori in condizioni di disagio: i bambini sono coinvolti in attività di animazione, gioco e creatività. L’editoria per l’infanzia nel contesto locale è un elemento nuovo e si privilegia il linguaggio artistico per realizzare percorsi educativi partecipati. Nonostante le difficoltà, il progetto è un successo
Cambogia, 2015. Phnom Penh, la capitale della Cambogia, con i suoi due milioni di abitanti è la città più popolosa del Paese e il suo maggiore centro commerciale e culturale. Ma la povertà affligge molte famiglie: i bambini spesso vengono abbandonati, oltre 70 mila crescono per strada o in istituti. Nel 2004 un piccolo laboratorio di oreficeria è stato aperto dall’Associazione Ida onlus. È una scuola dove si insegna ai giovani l’arte orafa e si lavora il metallo proveniente dalle mine antiuomo, di cui il Paese è pieno. Alcuni studenti hanno imparato a trasformare l’ottone in gioielli da vendere in circoli di commercio equo e solidale. Il ricavato, unito alle donazioni, serve a mantenere loro e le famiglie. Sono nate poi “Education for the Future”, associazione composta dai ragazzi stessi, e una struttura che ospiti parte della scuola e alloggi per nuovi studenti. Sarà una comunità d’accoglienza per bambini orfani o rifiutati dai genitori
Tanzania, 2019. Pomerini è un villaggio della Tanzania. Nei dintorni vivono agricoltori, commercianti di polli e uova, un sarto; ci sono tre botteghe, il macellaio e una tavola calda. Qui uno studente cammina un’ora e mezza per raggiungere la scuola e un lavoratore percorre chilometri per arrivare ai campi. La bicicletta è indispensabile per muoversi e trasportare merci. Baiskeli nasce dall’incontro tra Ciclofficina sociale-Associazione La Movida onlus, laboratorio di riparazione biciclette per l’inclusione di persone fragili, e Tulime onlus, associazione di Palermo che opera sull’altopiano di Iringa. Due ciclo-meccanici hanno messo a disposizione le loro competenze per mostrare agli abitanti del villaggio le opportunità offerte dalla bici. Nella ciclofficina, anche centro educativo, si recuperano bici usate, acquistate per sostenere l’economia locale e donate alla popolazione. Tra queste, cinque Bike Ambulance, tre Cargo Bike e due School Bike Bus