LA STORIA

Figli di un mondo di pace

18 marzo 2022 | diMario Calabresi

Sono giorni di angoscia, assistiamo a eventi che pensavamo non potessero più appartenere al nostro tempo, che ci riportano al Novecento, alle guerre per i confini e per le sfere di influenza. Chi avrebbe immaginato di rivedere i carri armati, le file per il pane, i profughi e la logica dell’assedio in Europa? L’unica risposta che dobbiamo coltivare è un’idea di mondo aperto, in cui le persone, le intelligenze, le speranze e i sogni camminano senza frontiere. In questi giorni di smarrimento vi voglio raccontare un progetto podcast che si chiama “Ricercati”, l’ho ideato per raccontare le storie delle intelligenze italiane nel mondo, le vite e le ricerche degli studiosi che si incontrano in tutte le università del pianeta. Una serie che ha visto la luce proprio mentre scoppiava la guerra (è un caso, come un caso è stato che questa newsletter sia uscita due anni fa esattamente nel giorno in cui iniziava la pandemia in Italia, ma forse sono anche fortunate coincidenze, antidoti allo sconforto).

Ricercati è una serie settimanale realizzata da Chora Media in collaborazione con Intesa Sanpaolo On Air

Le prime quattro storie che abbiamo pubblicato – ne uscirà una nuova ogni giovedì e sono raccontate dal sottoscritto, da Paolo Giordano, Silvia Bencivelli, Cesare Martinetti e Francesca Milano – ci mostrano perfettamente il valore della mescolanza delle esperienze, di quanto sia formativo confrontarsi, scambiare e fare sintesi tra culture diverse. 
L’esempio perfetto è quello del ricercatore di Storia ambientale intervistato da Paolo Giordano: si chiama Giacomo Parinello, ha 39 anni, è nato e cresciuto a Messina, ha fatto l’università a Bologna, ha vinto una borsa di studio per un dottorato a Siena, ha fatto ricerca in Germania, ha studiato per due anni il delta del Mississippi a Baton Rouge in Louisiana, con la borsa Marie Curie, poi a Vienna a studiare all’Istituto di Ecologia Sociale e da sei anni vive a Parigi dove è assistant professor a Sciences Po e dove studia il bacino del più grande fiume italiano: il Po.
Per questo Paolo Giordano, che oggi vive a Roma ma è cresciuto a Torino e dalla sua camera da ragazzo vedeva il fiume, che considera l’elemento di paesaggio sentimentale più importante per la sua crescita, lo ha scelto per parlare delle conseguenze del cambiamento climatico.

Una veduta del Po, il fiume oggetto di studio di Giacomo Parinello

L’idea di questa serie è di uscire dalla retorica recriminatoria dei “cervelli in fuga”, per raccontare invece quanto sapere italiano ci sia nel mondo – i nostri ricercatori all’estero sono più di 50mila – e per scoprire traiettorie di vita che intersecano studi, amori, collaborazioni e gusto dell’avventura. Ciò che ci interessa è capire il valore della loro ricerca, come sono arrivati nelle università sparse nel pianeta e che cosa ha fatto la differenza nei loro percorsi. 
Giacomo Parinello il Po lo ha scoperto negli anni bolognesi: «I miei più cari amici dell’università erano di Cremona, il fine settimana li seguivo e ricordo la prima volta che ho visto il fiume: era un venerdì sera pieno di nebbia, il mio amico guidava la macchina con la testa fuori dal finestrino per cercare di vedere la strada, e improvvisamente mi è apparso il grande fiume». Giacomo ha fatto il giro del mondo ma alla fine studia quel luogo che lo aveva stregato, ed è ricercatore di Storia ambientale, una disciplina che ha preso forma negli Anni Settanta sull’onda dei movimenti ecologisti con l’idea di guardare al rapporto tra gli esseri umani e il resto della natura. Il suo dialogo con Paolo ci fa capire quanto sia prezioso il grande fiume, come abbia fatto la differenza nella storia del nostro Paese e quanto sia fondamentale oggi affrontare i cambiamenti drammatici che sta vivendo.

Gaetano Gargiulo guida un gruppo di ricerca oncologica a Berlino

Gaetano Gargiulo è partito dalla penisola sorrentina, è nato a Vico Equense, ha studiato medicina a Napoli, e oggi guida un gruppo di ricerca oncologica a Berlino dove studia una particolare forma di tumore al cervello. Il suo team di lavoro è composto da tedeschi, italiani, spagnoli a cui si sono aggiunte una ricercatrice ucraina e una bosniaca. 
Quando frequentava il liceo a Sorrento, non studiava molto e l’unica materia in cui aveva buoni voti era la biologia, così ha scelto le biotecnologie alla facoltà di medicina veterinaria a Napoli, ma sentiva che la sua missione era fare ricerca oncologica. Ha fatto un dottorato a Milano allo IEO, ha fatto ricerca ad Amsterdam e ora è in Germania. A Cesare Martinetti, che lo ha intervistato, ha spiegato che «l’unico requisito indispensabile per fare ricerca è la passione incondizionata e che ciò che è formativo non è tanto l’idea di andare all’estero ma quella di frequentare tanti ambienti diversi». 

Malvina Nissim invece si occupa di linguistica computazionale all’università di Groningen in Olanda. Toscana, laureata a Pisa, ha raccontato a Silvia Bencivelli come per lei negli anni della scuola la differenza l’abbia fatta la fascinazione per la logica e la programmazione mescolata con le lingue classiche. Dopo un dottorato a Pavia ha studiato a Edimburgo per arrivare in Olanda. Insegna ai computer a utilizzare la lingua e a capirla, e ci spiega come questo serva ad analizzare come scriviamo, le emozioni che ci sono dietro un tweet e a capire le fake news.

Insieme a Paolo Campana, che insegna a Cambridge dove studia i sistemi criminali, mentre registriamo la puntata del podcast

Io invece ho intervistato Paolo Campana, piemontese di Asti, che insegna a Cambridge, dove studia i sistemi criminali, dalle reti che gestiscono il traffico degli esseri umani alle gang giovanili inglesi che hanno fatto del coltello il loro status symbol. La sua traiettoria parte da Torino e passa per l’altra grande università inglese: Oxford. Nel suo racconto ci sono le soddisfazioni e le difficoltà della vita all’estero, il motore della passione e l’idea che non si finisca mai di imparare, che la curiosità sia la migliore compagna di vita.