IL CONTESTO

Ecco cos’è la dottrina Mitterrand

30 aprile 2021 | diCesare Martinetti*

Ragion di Stato e doppiezza politica si sono saldamente intrecciate all’origine di quella “dottrina” che per quasi quarant’anni ha bloccato le estradizioni dei terroristi italiani dalla Francia. Ma più che dottrina giuridica, fu in realtà un “arrangement” diplomatico, un adattamento di interesse tra François Mitterrand e Bettino Craxi. E per capirlo bisogna ripercorrere la storia della dichiarazione dell’Eliseo del 23 febbraio 1985, che vediamo su Le Monde nell’edizione uscita il sabato con la data del 25. 

François Mitterrand e Bettino Craxi (Fonte: Wikipedia, pubblico dominio)

Dunque. La questione dei rifugiati italiani in Francia era da tempo oggetto di aspra polemica tra i due paesi. In seguito all’ondata di arresti del 1979 scaturita dalle dichiarazioni dei primi due grandi pentiti, Patrizio Peci e Roberto Sandalo, Brigate rosse e Prima linea, centinaia di persone avevano valicato le Alpi considerando la Francia “terre d’asile”, secondo mito e tradizione. La presenza di questi italiani era diventata anche una questione di sicurezza nazionale: il governo francese voleva evitare una saldatura tra gruppi eversivi e favoriva l’emersione dei rifugiati italiani per poterli meglio controllare. Molti di loro, soprattutto quelli con un coinvolgimento marginale nel terrorismo, temendo di finire nell’ingranaggio dall’accusa per reati associativi che all’epoca venivano dispensati con larghezza dalle procure, avevano deciso di traferire la loro vita con famiglie vecchie e nuove e in Francia.  

In questo clima si arrivò al summit bilaterale Italia-Francia dell’Eliseo, il 22 febbraio 1985. Come potete vedere nei pdf che abbiamo riprodotto, Le Monde dedica all’avvenimento il titolo principale della prima pagina: “M. Mitterrand e il terrorismo”. Il catenaccio (sottotitolo) annuncia:  “Il capo dello Stato vuol mettere fine alla polemica con Roma”. L’inizio dell’articolo dà subito la notizia: “La Francia estraderà i terroristi italiani solo nella misura in cui si sono resi complici o colpevoli di crimini di sangue”.  

Il titolo in prima pagina di Le Monde sulla Doctrine Mitterrand

La sostanza dell’affaire si trova nel basso di pagina 2 dove è riportata tra virgolette la dichiarazione di Mitterrand che vale la pena leggere per intero, con un’avvertenza: la prosa del leader socialista francese era naturalmente involuta, spesso contorta, forse istintivamente ambigua. Tra le pieghe del suo discorso emergeva lo spirito “florentin” (machiavellico) per il quale era stimato e al tempo stesso disistimato. 

Ecco le sue parole: «Tutti i crimini di sangue per i quali ci viene chiesta giustizia, giustificano l’estradizione verso qualsiasi paese, in particolare l’Italia, da che la giustizia francese l’avrà deciso. Ogni crimine di complicità evidente negli affari di sangue deve arrivare alle stesse conclusioni… Ogni terrorista italiano riconosciuto come tale nel suo paese per atti di questa gravità e riconosciuto come estradabile dalla giustizia francese, dovrà essere sottoposto al giudizio dell’esecutivo che deciderà dell’estradizione o dell’espulsione, secondo i casi, e va da sé secondo un criterio di severità».

Segue la parte specificamente dedicata agli italiani: «Il loro numero è nell’ordine dei trecento. Più di un centinaio di loro erano venuti già prima del 1981. Essi hanno, in modo evidente, rotto con il terrorismo. Anche se precedentemente si erano resi colpevoli, sono stati accolti in Francia, si sono immischiati nella società francese, ci vivono, si sono sposati… la maggior parte ha chiesto la naturalizzazione. Si pone dunque un problema particolare sul quale come ho già detto, al di fuori di un’evidenza – che per il momento non è stata fornita – di una partecipazione diretta a crimini di sangue non saranno estradati. Beninteso ogni dossier seriamente motivato che provasse che crimini di sangue sono stati commessi o che sfuggendo alla sorveglianza continuino a esercitare attività terroristica provocherebbe allora l’estradizione…».

La conclusione era come sempre altisonante: la Francia non sarà mai ”terre d’asile” per i terroristi.

La Doctrine Mitterrand nella pagina interna dell’edizione dell’epoca di Le Monde

È successo il contrario. Perché? Queste due lunghe citazioni della dichiarazione espressa ai giornalisti da François Mitterrand all’uscita dall’incontro con Bettino Craxi si comprendono meglio alla luce del retroscena che mi ha rivelato intorno al 2001 Gilles Martinet, nella sua casa parigina di Rue las Cases. Intimo amico del presidente francese, all’epoca dei fatti Martinet era ambasciatore di Francia a Roma ed ha vissuto da testimone e protagonista il maneggio diplomatico che portò a quella dichiarazione. Era stato Bettino Craxi, presidente del Consiglio a chiedere a Mitterrand di non estradare gli italiani, perché da capo di un governo con la Dc non voleva riaprire le polemiche sul caso Moro, quando fu l’unico a caldeggiare una trattativa “umanitaria” con i brigatisti. 

Craxi soprattutto voleva scongiurare il ritorno in Italia di Toni Negri, riparato a Parigi dopo essere stato eletto alla Camera per i radicali. Martinet ne ha poi accennato nel suo libro di memorie (“L’observateur engagé”, editore JC Lattès) uscito nel 2004. «Fanno pressioni, “mi ha detto un giorno Bettino Craxi”, perché chieda l’estradizione di Negri che viene pedinato giorno e notte dai carabinieri della sezione speciale. Ora, io non ci tengo affatto. La fuga l’ha screditato, ma se torna sarà duramente condannato e farà la figura del martire. Puoi chiedere a Mitterrand di fare in modo che la polizia francese lo sottragga alla sorveglianza dei carabinieri e scompaia per un po’?». Martinet riferì al presidente e Mitterrand fece in modo che le cose andassero come voleva Craxi che promise in cambio di non accusare più la Francia di lassismo nei confronti dei terroristi. Un semplice “arrangement” tra compagni socialisti, dice Martinet. 

Di qui nasce quella dichiarazione poi trasformata in “dottrina” che si è rovesciata nel suo contrario diventando per inerzia politica dell’una e dell’altra parte l’insuperabile ostacolo alle estradizioni dei terroristi. Soltanto ora, quasi quarant’anni dopo, dando il via agli arresti dei condannati per omicidi, il giovane presidente francese sta interpretando l’autentica dottrina Mitterrand.  

*Cesare Martinetti (Torino, 1954), giornalista dal 1976: “Gazzetta del Popolo”, Ansa, “la Repubblica”. A “La Stampa” dal 1986. Inviato, corrispondente da Mosca, Bruxelles e Parigi, vicedirettore. Due libri, “Il padrino di Mosca” (1995) e “L’autunno francese” (2007), entrambi editi da Feltrinelli.