I DISCHI

Consigli di conforto musicale da uno spacciatore di vinili

18 marzo 2020 | diMaurizio Blatto*

Vendo dischi da 25 anni e, per questa specie di missione sociale, ho sacrificato una carriera forense che è durata meno di “Blitzkrieg Bop” dei Ramones (2 minuti e 12 secondi). Mai pentito. Con il mio socio difendo “Backdoor”, negozio specializzato in vinili a Torino, ormai un incrocio tra il villaggio resistente di Asterix e un presidio slow food musicale. Alla fine, i dischi sono ciò che siamo, specchi da orientare, e io ho affinato questa piccola magia: guardo i clienti e capisco qual è quello giusto per loro.

Il negozio di dischi di Maurizio Blatto

Incantesimo pop, ermeneutica rock’n’roll, ma soprattutto un’intera vita passata con il naso dentro le copertine apribili dei vinili. E una buona dose di impassibilità professionale, sullo stile dei tassisti newyorchesi. Non mi sono spaventato quando mi hanno chiesto il primo dei Led Zeppelin («Ma quello con la supposta in copertina, mi raccomando») e nemmeno scomposto il giorno in cui mi hanno domandato: «Senti un po’, ma Che Guevara non ha fatto più niente?».

Nell’era dello streaming e del tutto accessibile sono tornati di moda i vinili e io mi sono preso la mia dolce rivincita: «Ve l’avevo detto». Com’è stato possibile? Facile, le cose che ami devi pur poterle toccare, no? Pensateci: un disco in vinile è come la cerimonia del tè, ti obbliga a dei gesti precisi, ad averne cura, ma soprattutto ti “costringe” a dedicarti a te stesso almeno per la durata dell’ascolto. Un lusso.

Il disco che ho venduto di più in negozio? “The Dark Side of The Moon” dei Pink Floyd, come tutti. Perché? È “il” classico, perfetto per spiegare in famiglia che cos’è la stereofonia – tutti riuniti davanti alle casse e con gli occhi ipnotizzati dal vinile che gira – ma anche per scoprire suoni inediti. E anche se io conosco dischi dei quali si sono dimenticati pure gli autori stessi, so che agli italiani “Anima Latina” di Battisti puoi sempre consigliarlo («Fidati, non ci sono canzoni famose, ma è il suo migliore») e che i giapponesi quando entrano in negozio, anche se così timidi, vogliono sempre “spaghetti western”, e quindi Morricone, o Dario Argento e di conseguenza i Goblin.

So che agli americani in visita devi sempre vendere edizioni italiane di dischi americani (la versione made in Italy di ciò che già conoscono). E che ai ragazzini che iniziano è meglio consigliare “London Calling” dei Clash o “Nevermind” dei Nirvana, perché a quell’età devi pur ribellarti. Ma capisco anche quando siete tanto stanchi da sognare solo il divano ed è arrivato il momento che portiate a casa “Ballads” di John Coltrane.

Sono uno spacciatore di vinili, io. E so che in queste ore difficili abbiamo tutti necessità di una colonna sonora che possa svagarci, ma anche farci sapere che siamo al sicuro. Quindi, ecco i miei consigli di conforto musicale. Dischi che trasmettono un certo “calore”. Ascoltateli come e dove potete, vi aiuteranno. Prima o poi torneremo alla vita e i vinili inizieranno a girare di nuovo. Ovunque. Intanto, buon ascolto.

1- Supertramp, “Breakfast in America”

Il disco che tutti abbiamo ascoltato, forse non abbiamo più e magari vorremmo ricomprare. Siamo affezionati al suo incedere leggermente malinconico, ma così ricco di strane tastiere, sax, armonica e mille trucchi pop.

2- Carole King, “Tapestry”

«È una voce che tutte le donne pensano di avere», disse la collega Carole Bayer Sager. «Di certo nessuno credeva di saper cantare come Aretha Franklin o di poter vivere come Joni Mitchell, ma molte avevano la sensazione che Carole King fosse come una sorella», aggiunse il critico David Hepworth. L’arte di “essere vicini”, quando in casa accendi lo stereo.

3- Ennio Morricone, “Metti una sera a cena”

Perché il “Maestro” non piace solo ai giapponesi. In questa insuperabile colonna sonora c’è un ritmo da bossa nova brasiliana che scivola nella notte romana. Lo sentite? Lasciatelo girare per casa, aprite le finestre, abbandonatevi.

4- Belle and Sebastian, “If You’re Feeling Sinister”

Non lo conoscete? Il pop scozzese non è ancora nella lista dei Patrimoni dell’Umanità? Gravissimo. Un disco di volpi nella neve, di discorsi sulle passioni musicali con il sindaco e di Judy che scrive canzoni tristi. La fragilità indossata come armatura definitiva.


*Maurizio Blatto vive a Torino, dove ha un negozio di dischi, ed è una firma storica della rivista musicale “Rumore”. Nel 2010 ha pubblicato “L’ultimo Disco dei Mohicani” (Castelvecchi/Lit) e quattro anni dopo “MyTunes” (Baldini&Castoldi), mentre è in uscita per Add “Sto ascoltando dei dischi”. Ogni giorno, su backdoor.torino.it, trovate “Backdoor Antivirus”, una canzone come piccola area di decompressione dal clima complicato dell’oggi