16 Maggio 2026

Il traguardo è mettersi in cammino

Da oltre quattro secoli, la Fondazione Ufficio Pio è impegnata nel contrastare la povertà e l’esclusione. Quando li ho conosciuti due anni fa sono stato travolto dalle loro storie e da quell’incontro è nato il podcast “Ogni passo”. Ora è arrivata la seconda stagione, dedicata a chi, dopo momenti difficili, sta costruendo il proprio futuro
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Due anni fa, a Torino, sono entrato per la prima volta nella sede della Fondazione Ufficio Pio, volevo conoscere un ente che stava per compiere 430 anni di vita e che si occupa da secoli di povertà, esclusione e si è dato la missione di sostenere progetti di vita. Ascoltando i loro racconti era nato un podcast dal titolo “Ogni passo”. Mi aveva colpito come, in un tempo in cui tutto è urlato, veloce e si vorrebbe credere che esistano risposte valide per tutti (quelle degli algoritmi), ci sia chi scommette sull’ascolto e sulla costruzione di rapporti e percorsi, facendolo in modo discreto e tenace. Le loro storie e il loro mondo non mi hanno più lasciato e insieme abbiamo dato vita a una seconda stagione della serie podcast, concentrandoci sulle storie di persone che hanno attraversato momenti difficili e ora, passo dopo passo, stanno costruendo il proprio futuro.

La seconda stagione di “Ogni passo – Storie di vite che ripartono”,  che presenterò sabato, domani, alle 14:15 al Salone del libro di Torino nello spazio di Chora e Will

In Italia 13,2 milioni di persone, cinque volte gli abitanti di Roma, sono a rischio povertà o esclusione sociale. Dietro questo numero ci sono vite sospese tra precarietà economica, lavoro fragile e difficoltà quotidiane. Ma ci sono anche incontri che possono segnare una svolta. Questa serie racconta storie di persone che, grazie a relazioni, sostegno e nuove opportunità, hanno trovato la forza di rimettersi in gioco, passo dopo passo.

Il primo incontro è stato con Rosy, 36 anni, che abita a Torino con il marito e tre figli, uno dei quali con disabilità. La sua vita è stata segnata dalla mancanza di stabilità, la sua infanzia è un calvario di abbandoni, di soggiorni in case-famiglia, di affidi, di solitudine, precarietà e delusioni. Mi ha raccontato che da bambina, ogni anno, chiedeva a Babbo Natale di avere come regalo “una famiglia” e ora che è riuscita a costruirne una sento nella sua voce l’orgoglio di avercela fatta.

Ma la traiettoria non è mai stata lineare, l’ha portata a spostarsi in tutta Italia e non ha mai avuto una sicurezza economica capace di metterla al riparo da nuovi naufragi. Il suo mare è sempre stato agitato e ad ascoltarla si capisce che forse non è mai nemmeno riuscita ad immaginare che esista la possibilità di avere momenti di serenità. Ma non ha mai mollato, è stata tenace e resistente, anche se quando riesci a malapena a stare a galla, è difficile poter immaginare di studiare, fare percorsi nuovi e trasmettere ai figli un’idea forte di futuro.
Rosy però ricorda con gratitudine i momenti in cui ha incontrato persone che hanno fatto la differenza: un’assistente sociale, una zia, l’ex marito di sua madre, il ragazzo che la portò in Sicilia appena maggiorenne e l’uomo con cui si è sposata.

Rosy in una illustrazione

L’ultimo incontro di Rosy è stato con il programma “Traguardi” della Fondazione Ufficio Pio: «Ne avevo sentito parlare su Facebook e poi vedevo sempre un volantino quando portavo i bambini all’asilo. Una mattina ne ho preso uno e l’ho portato a casa, quella sera ho detto a mio marito che forse dietro quel nome c’era qualcuno che poteva aiutarci». Rosy ammette che all’inizio era molto scettica, non si faceva troppe illusioni, ma oggi si apre e mi dice che è stato come «un treno che passa una volta nella vita».

Il programma Traguardi sostiene le famiglie con bambini e bambine di età compresa tra zero e due anni, e richiede un impegno attivo di 24 mesi, con partecipazione a percorsi formativi e attività dedicate. La cosa che ha colpito Rosy è stato che accanto al sostegno economico per l’accesso all’asilo nido era richiesta – non offerta ma richiesta – la partecipazione a programmi di formazione e orientamento al lavoro.
L’idea è che il tempo non dedicato all’accudimento diretto dei figli, grazie all’iscrizione al nido – luogo di cura e spazio educativo essenziale -, possa essere reindirizzato verso percorsi di crescita personale e professionale.
Rosy e suo marito sono così tornati a studiare, hanno trovato sostegno per i figli ma soprattutto sentono di avere nuovi strumenti per cercare lavoro. Non sono arrivati al traguardo ma si sono rimessi in cammino.

Amy

Il secondo episodio del podcast è dedicato a una donna che si è reinventata più volte nella vita, la cui storia smentisce molti stereotipi che ancora dominano il racconto sull’immigrazione. Lei non ha nulla a che fare con il modello che immagina il migrante come figura immobile, definita unicamente dalla povertà e dalla condizione di vittima, diretta verso un’Europa idealizzata e capace di risolvere ogni destino. Smentisce anche la narrazione opposta e altrettanto fuori fuoco, che descrive le persone in viaggio come un peso, presenze passive approdate nel nostro paese in fuga da problemi e responsabilità.
La vicenda di Amy non rientra in nessuna di queste cornici: è una traiettoria individuale che ridà profondità e concretezza a una realtà troppo spesso appiattita su categorie astratte e pregiudizi.

La sua storia è quella di una donna senegalese colta e intraprendente, cresciuta in una famiglia di insegnanti e professionisti che a vent’anni fonda una sartoria di successo a Saint-Louis, diventando un punto di riferimento nella sua città. Trasferirsi in Italia non è il suo sogno: arriva a Torino per ricongiungersi al marito, lasciandosi alle spalle un’attività avviata e una vita indipendente. In Italia sperimenta lo sradicamento, la fatica dell’integrazione e le sfide della maternità, senza però smettere di reinventarsi tra progetti culturali, prodotti artigianali e studio. L’incontro con il programma Traguardi della Fondazione Ufficio Pio segna una svolta concreta: grazie al sostegno per l’asilo nido della figlia e ai percorsi di formazione, Amy completa un corso di automazione industriale e diventa programmatrice informatica. Ma soprattutto, trova uno spazio di inclusione, relazione e riconoscimento che le permette di sentirsi parte della società italiana senza rinunciare alla propria identità.

La famiglia di Amy durante la celebrazione dei 430 anni dell’Ufficio Pio

Prima ancora di registrare la puntata in cui mi ha spiegato il suo percorso, avevo incontrato Amy in un giorno felice e speciale, quello in cui ha conosciuto il presidente della Repubblica e ha raccontato davanti a lui la sua storia. Di quella mattina di gennaio, in cui alle Gallerie d’Italia si celebravano i 430 anni dell’Ufficio Pio, ricordo soprattutto la gioia dei bambini di Amy, la sua emozione e la sensazione di quanto faccia la differenza vedere le persone nella loro individualità, nei loro sogni e nel loro essere speciali e uniche.

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