25 Aprile 2026

Non suona ma parla

Un professore, una studentessa e uno strumento musicale rinascono insieme. Una piccola storia di casi, desideri e incroci che racconta come riparare diffonda bellezza
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Mi piacciono molto le storie di rinascita e di ripartenza, le cerco sempre, ma spesso sono loro a trovarmi. Questa volta è accaduto al Conservatorio di Milano, mentre bevevo un caffè al bar durante il Festival di Chora. Mi si è avvicinata una persona e mi ha chiesto se potesse mostrarmi un oggetto che era contenuto in una vetrina. Dovevo cominciare un dibattito ma l’ho seguita, perché la curiosità vince sempre. Mi ha indicato una stranissima chitarra e mi ha raccontato in un minuto che era qualcosa di speciale. Poi io sono scappato alla mia presentazione, ma con il suo numero di telefono in tasca e la sensazione che valesse la pena approfondire. Ora l’ho fatto e ho scoperto non una, ma ben tre vite che si sono incontrate, sono rinate e hanno trovato una nuova casa.

Dal catalogo del Prof. Eugenio de’ Guarinoni del 1908 disponiamo di una immagine della chitarra-salterio nella sua condizione originale

La prima storia è quella di quella strana chitarra, un esemplare unico al mondo costruito alla fine del Settecento. Un ibrido tra una chitarra e un salterio, uno strumento musicale che si pizzica con le dita o di cui si percuotono le corde con martelletti. Era una pratica di più di due secoli fa costruire strumenti che permettessero a una sola persona di suonare in contemporanea diversi apparecchi. Questa rarità entra a far parte della collezione degli strumenti musicali del Conservatorio intorno al 1880 e nel 1908 il conservatore Eugenio de’ Guarinoni la inserisce nel catalogo degli strumenti e la fotografa. Il suo destino poi si sposta alla Scala, dove si stava allestendo il museo milanese degli strumenti, ed è lì che si trova la notte del 15 agosto 1943 quando il teatro viene colpito dal più grande bombardamento della Seconda Guerra Mondiale. Buona parte della collezione viene distrutta e finisce tra le macerie. La chitarra-salterio resta solo nei racconti degli specialisti e diventa una sorta di leggenda. Nei lavori di restauro i pezzi di alcuni strumenti vengono recuperati e raccolti in scatole dove resteranno custoditi per più di settant’anni.  

corcio dell'interno del Teatro alla Scala di Milano dopo i bombardamenti avvenuti nella notte fra il 15 e il 16 agosto del 1943. Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo
corcio dell’interno del Teatro alla Scala di Milano dopo i bombardamenti avvenuti nella notte fra il 15 e il 16 agosto del 1943. Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

L’uomo che mi ha raccontato la storia di questa strana chitarra si chiama Tiziano Rizzi e dal 2022 è il curatore della collezione degli strumenti storici del Conservatorio. Ha insegnato per 30 anni alla scuola di liuteria a Milano, poi è andato in pensione e per chiara fama è stato nominato professore di restauro nel settore strumenti a pizzico nel Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università di Pavia, sede di Cremona, ruolo che ha svolto fino all’anno scorso. Ma la sua vita per lungo tempo aveva preso un’altra direzione. Nato 72 anni fa, Rizzi è cresciuto alla Certosa di Pavia dove il nonno faceva la guida turistica e gli raccontava di come, tra quelle mura, fossero stati messi in salvo, durante la guerra, contrabbassi e pianoforti della Scala. «Vivevo in mezzo alla bellezza e ricordo che c’era un quadro di Bartolomeo Montagna in cui un bambino teneva in mano uno strumento strano che poi avrei capito essere un liuto».

Madonna con bambino in trono di Bartolomeo Montagna dipinto nel 1490 appositamente per la Certosa di Pavia. Uno dei putti suona il liuto
Madonna con bambino in trono di Bartolomeo Montagna dipinto nel 1490 appositamente per la Certosa di Pavia. Uno dei putti suona il liuto

Si appassiona alla musica e in terza media, durante l’ora di applicazioni tecniche si costruisce da solo una chitarra. Poi studia da perito chimico e va a lavorare in una multinazionale. Ma continua a studiare gli strumenti musicali e negli anni Settanta si appassiona alla musica antica. Impara ad aggiustare e a restaurare e la sua manualità magica viene subito riconosciuta, tanto che si licenzia e trova un nuovo lavoro alla scuola di liuteria. Nella sua testa resta sempre quel liuto che aveva visto da bambino, così due anni fa torna a studiarlo e decide di ricostruirlo. Lo scorso ottobre la copia di quel liuto ha suonato sotto il quadro che lui aveva visto da bambino e un cerchio della sua vita si è chiuso. Ma a crucciarlo c’erano quelle scatole piene di pezzi di strumenti bombardati che erano state portate al Conservatorio e lui lì le aveva trovate. Quando Rizzi individua i resti della chitarra-salterio, siamo nel 2019, pensa subito di avere la persona giusta che li possa rimettere insieme: una sua studentessa a Cremona.

Il maestro Tiziano Rizzi spiega la ricostruzione del liuto dipinto nel quadro mentre il liutista suona lo strumento ricreato
Il maestro Tiziano Rizzi spiega la ricostruzione del liuto dipinto nel quadro mentre il liutista suona lo strumento ricreato

La studentessa si chiama Luisa Campagnolo, è nata a Bassano del Grappa e si è iscritta all’università, una laurea magistrale in restauro degli strumenti musicali (al Dipartimento di musicologia di Cremona che è parte dell’ateneo di Pavia) nel 2016 quando ha 48 anni, un lavoro e due figli. A Cremona ci vive già da trentun’anni, ci è arrivata a soli 17 anni per studiare alla scuola internazionale di liuteria Stradivari. Dopo le medie aveva già fatto un corso per ebanista mobiliere e suonava il violino. «Ricordo ancora il viaggio in treno da Bassano a Cremona, a casa mia si parlava veneto e anche a scuola nel 1985 e avevo un pensiero fisso: riuscirò a farmi capire in Lombardia, riuscirò a parlare italiano? Presto avrei scoperto che gli insegnanti parlavano dialetto cremonese…». Luisa ha le idee chiare, vuole imparare tutto per tornare a Bassano e aprire una sua bottega da liutaio, per costruire violini, ma vuole anche saper fare gli archetti che è una professione diversa. Così si iscrive a un corso biennale per archettai, ma lì incontra un problema di nome Enzo, uno studente napoletano che sarebbe diventato suo marito. «Siamo rimasti a Cremona. Abbiamo lavorato nelle botteghe, c’è stata possibilità di crescere e imparare, finché nel 1994 ho aperto il mio laboratorio e poi Enzo è venuto a lavorare con me, a fare il mio archettaio». 

Mi spiega che per fare un violino ci vogliono circa trecento ore e che mediamente in quaranta giorni si riesce ad avere uno strumento finito. «Anche se non si fa uno strumento per volta, io sono arrivata a produrne massimo sette in un anno, perché mi sono sempre dedicata anche al restauro». Tiene aperta la sua attività per più di vent’anni, poi chiude perché è stanca dei problemi di gestione e della burocrazia e va a lavorare presso altri liutai. «Nel 2016, quando avevo già due figli maschi di dieci e diciannove anni, viene presentata a Cremona una nuova laurea magistrale per restauratori di strumenti musicali. Io avevo una gran voglia di tornare a studiare, ad approfondire, ma c’erano solo 5 posti». Ha quasi 49 anni quando partecipa all’esame di ammissione. «Ero sicura che non mi avrebbero presa, invece con mia grande sorpresa vengo selezionata. Sono tornata a casa e ho parlato con la famiglia: se lo faccio metto in gioco tutti. Mi hanno incoraggiata e mio marito mi ha rassicurata: ce l’avremmo fatta». Luisa Campagnolo si è laureata con 110 la settimana scorsa, mercoledì 15 aprile: «Ci ho messo dieci anni ma non potevo non lavorare mentre studiavo, ho fatto qualunque lavoro per contribuire alle entrate familiari: la guida al museo del violino, le pulizie in una ludoteca la sera e durante la pandemia facevo le disinfestazioni» e poi si è scelta una tesi di laurea parecchio complicata.

Della chitarra-salterio dopo il bombardamento della Scala rimasero soltanto una trentina di frammenti
Della chitarra-salterio dopo il bombardamento della Scala rimasero soltanto una trentina di frammenti

Una tesi che le ha assegnato il suo maestro: Tiziano Rizzi. «Mi ha portato al Conservatorio a Milano, ha aperto una grande scatola e mi ha mostrato i frammenti di uno strumento unico al mondo, che era una leggenda, di cui esisteva una sola fotografia. Ho capito subito e ho sposato il progetto». La ricostruzione ed il restauro sono durati un anno e mezzo, strada facendo hanno assunto anche significati nuovi: «Era scoppiata la guerra in Ucraina, qualcosa che ci ha fatto sentire tutti impotenti, e allora pensare di poter porre rimedio a qualcosa, ricostruendo uno strumento bombardato, ha dato un senso più grande al mio lavoro».

Quando tutti i frammenti sono stati ricollocati nella loro posizione corretta, è stato possibile avviare la ricostruzione delle parti mancanti. Il lavoro di ricostruzione e restauro è durato un anno e mezzo
Quando tutti i frammenti sono stati ricollocati nella loro posizione corretta, è stato possibile avviare la ricostruzione delle parti mancanti. Il lavoro di ricostruzione e restauro è durato un anno e mezzo

Hanno rimesso insieme i frammenti che avevano, con integrazioni di materiale nuovo, che ha solo la funzione di tenere uniti i pezzi. Da due anni, mentre lavorava alla sua tesi, ha cominciato a insegnare laboratorio, riparazione e manutenzione alla scuola di liuteria dove aveva studiato: «Un ambiente bellissimo, con giovanissimi studenti che vengono da tutto il mondo: Corea, Giappone, Cina, Francia, Colombia, Romania, Mozambico. Li guardo e penso a quanta ansia devono avere loro di dover parlare in italiano…».

Luisa Campagnolo, mentre restaura la chitarra-salterio
Luisa Campagnolo, mentre restaura la chitarra-salterio

Ora che tutto ha trovato un posto, che sono iniziate tre vite nuove, Luisa ha una grande e serena soddisfazione: «Lo strumento non esisteva più, ma abbiamo recuperato una testimonianza unica della creatività umana. Lo strumento è testimone degli eventi bellici della città di Milano e, simbolicamente, rappresenta quanto di unico si può perdere con la guerra». Però non suona, ma io credo sia poco importante perché si vedono le ferite della guerra. Non suona ma ci parla.

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