Laura legge tantissimo, appena può prende un libro in biblioteca, lo divora e poi comincia a scrivere su un blocco di carta a righe i pensieri che quella lettura le ha suscitato. Laura vive nel reparto femminile del carcere milanese di San Vittore. La biblioteca è cima alla prima rampa di scale, di fronte al cancello che porta alle celle. È uno stanzone grande, con due finestre, ogni angolo di muro è coperto di scaffali e i libri sono tantissimi, messi anche in doppia fila. Qui fa meno freddo che nel resto del carcere. Questo è il luogo preferito di Laura, il suo rifugio.

Ho conosciuto Laura e il gruppo di lettura di cui fa parte pochi giorni fa, quando mi hanno invitato a parlare dei miei ultimi due libri: volevano confrontarsi sul tema del tempo e sull’esperienza della fatica. Non è la prima volta che entro in un carcere, a San Vittore ci sono stato spesso, ma ogni volta torno a casa diverso. Le carceri sono luoghi pieni di umanità, con una densità di pensieri, sofferenze e speranze che non si incontrano altrove. Luoghi in cui il tempo è dilatato e carichi di domande che fuori nessuno si pone.
Presentare un libro in carcere è un’esperienza completamente diversa da quella che si fa tra le mura di una libreria o di un teatro. Ma non è il luogo fisico a fare la differenza, non è solo il fatto che tu poi esci e torni a casa, mentre chi ti ha ascoltato resta lì, piuttosto è l’intensità dello scambio a essere diversa.
Normalmente, durante le presentazioni, c’è un moderatore che parla, la platea ascolta e tutto si conclude con il firma copie; quasi nessuno fa domande. In carcere, invece, l’urgenza delle domande prevale su tutto, il bisogno più forte è quello di confrontarsi, di scambiare, di cercare risposte.
L’unica esperienza che ci somiglia è quella di parlare dei propri libri nelle scuole, meglio ancora in una sola classe. E più giovani sono gli studenti meno pudore hanno nel fare qualunque tipo di domanda. Quella curiosità intatta, quel bisogno di capire, di provare a dare un senso alle cose anche in carcere è presente in modo potente.
Se presenti un libro nel reparto di una prigione devi essere disponibile a metterti completamente in gioco, non puoi dare risposte facili, scontate o frettolose. Il tempo si dilata e una presentazione può durare ore. «Se vivi immerso nella corsa e nel rumore – mi ha scritto Laura – puoi mascherarti agli altri e soprattutto a te stesso, ma qui dentro il tempo e il silenzio non mancano e allora puoi ascoltare i tuoi rumorosi pensieri».
In questi incontri viene richiesta autenticità e non ci sono barriere e difese, come dimostrano i pianti silenziosi che spesso accompagnano il dialogo.
Una per una, le immagini scorrono ogni pochi secondi, le 15 definizioni che anticipano ogni capitolo di Alzarsi all’alba, il mio ultimo libro.
Laura prepara sempre una relazione per il gruppo di lettura, fogli scritti fitti e in stampatello, perché tutti possano capirli senza problemi. Non è un riassunto, ma un piccolo viaggio nel libro che verrà presentato, con riflessioni, commenti e spunti di discussione. Lo fa con una passione commovente.
Con il mio libro, però, ha fatto anche una cosa diversa, ha preso tutte le definizioni che ho messo prima di ogni capitolo di Alzarsi all’alba – le parole che ho usato come attributi della fatica – le ha messe in fila e intrecciandole le ha trasformate in un racconto.
Quando mi ha salutato le ho chiesto di regalarmi quella pagina, è molto bella e mi fa piacere condividerla qui.
Io non so perché Laura sia a San Vittore, non conosco la sua storia e in questi incontri non è previsto che si possano fare domande sulle condanne e le responsabilità, ma anche per questo le sue parole hanno un senso più ampio, mi parlano di una ricerca, del bisogno di guardarsi dentro a fondo per ritrovarsi.

FATICA necessaria per compiere le piccole grandi cose di ogni giorno;
DIFFICOLTÀ utile, le cose più belle sono le più difficili da ottenere;
VOCAZIONE dedicarsi con tutti se stessi ad un piacere;
TRADIZIONE indispensabile per non perdere non solo usi e costumi, ma anche valori;
SOGNO ad occhi aperti ogni giorno;
TENACIA, se non ne hai, non conosci vocazione e fatica;
NOIA uccide, la noia uccide lo spirito;
DEDIZIONE offrirsi per gli altri con amore;
LAVORO stanca, il duro lavoro stanca ma è indispensabile;
PAZIENZA, la virtù dei forti, la virtù dei migliori, dei sapienti e degli innamorati;
SACRIFICIO, non c’è salvezza senza sofferenza, il sacrificio è necessario;
SOLITUDINE, senso che ti assale e ti può abbattere, ma può essere bello saperci stare;
COMPASSIONE giusta, non dobbiamo pensare solo alle nostre sofferenze;
CURA se non ne hai prima di tutto per te stesso le altre sono solo parole vuote. La cura, Battiato la canta per ciò che dovrebbe essere.