«Mia nonna era nata nel 1896 a Genova. Aveva visto Bufalo Bill perché, come canta De Gregori, il leggendario eroe del West aveva un circo e fece un giro dei porti del Mediterraneo e arrivò anche a Genova quando lei aveva quattro anni. Era una donna ribelle con uno spirito libero pazzesco, la sua vita era piena di racconti terribili: sua sorella morì suicida per amore, annegandosi, suo fratello tornò dalla Prima guerra mondiale dipendente dalla morfina, come un’intera generazione di giovani soldati che erano stati curati con questo oppioide e diventarono morfinomani, i suoi cugini aviatori invece morirono tutti in battaglia». Mario Martone mi sta parlando di sua nonna Luisa, gli brillano gli occhi mentre descrive una donna forte e anticonformista, fondamentale nella sua vita e nella sua formazione: «Per me aveva un amore e una passione straordinarie ed era ricambiato».

Il mio viaggio podcast nelle storie delle nonne continua e il racconto che Mario Martone, regista di cinema e di teatro, mi regala è un romanzo del Novecento: «Aveva lasciato Genova per studiare a Firenze, per amore di nonno Pasquale si era trasferita a Salerno, poi la vita la portò a Roma e infine a Napoli. Passò attraverso due guerre, l’epidemia di spagnola, la perdita del marito e il terremoto. La sua vita è davvero un romanzo, non l’ho mai raccontata in un film, ma magari un giorno lo farò».
Il racconto di un regista è fatto di scene, fotogrammi che si porta dietro da una vita: «Era il 1943, mia nonna con le figlie era al mercato quando la casa venne bombardata. Davanti alla casa che non c’era più, completamente cancellata, nonostante la disperazione la nonna disse che dovevano inginocchiarsi per ringraziare di essere vive».
Il marito della nonna, il nonno Pasquale, Martone non lo ha mai conosciuto e la sua morte avvenuta alla fine della Seconda guerra era quasi un segreto: «In tutti i racconti della guerra non c’era mai e alla fine era scomparso e qui c’è questa immagine, che per me è stata molto importante, di mia nonna con le due figlie, sole, libere, indipendenti, che si trasferiscono nella Roma del dopoguerra».
Una stagione felice, piena di cultura, di cinema e libri: «Era diventata amica di Vittorio Gassman, aveva conosciuto Gillo Pontecorvo, era molto legata a un poeta sudamericano omosessuale, vissero in pieno l’energia della Roma di quegli anni. Mia madre e mia nonna sono state le persone che mi hanno aperto il mondo della letteratura e della cultura, sono nato artisticamente grazie a loro».
Ecco, l’idea di questa serie di interviste podcast è che quando pensiamo alla nostra educazione, a chi siamo, a come ragioniamo e a come guardiamo il mondo, pensiamo ai nostri genitori, pensiamo agli insegnanti, troppo poco agli amici, che invece hanno un ruolo importante. Quello che invece mi affascina è come le nonne e i nonni abbiano un peso e un’influenza sulle nostre vite di cui forse non ci rendiamo conto.

Poi succede che la madre si innamora di un uomo di Napoli, il padre di Martone, e allora tornano a Sud. «Mio padre era piuttosto diverso per formazione e per indole da quei giovanotti con cui mia madre aveva flirtato parlando di libri o di cinema nelle notti romane. Mio padre era di una famiglia che abitava sui quartieri spagnoli, erano commercianti, avevano un negozio di cappelli e mio padre, che non era un ragazzo studioso, venne mandato a lavorare in una pellicceria».
Insieme alla madre si trasferisce a Napoli anche la nonna: «Hanno sempre vissuto insieme, tutta la vita. Si sono protette e questo probabilmente le ha aiutate ad essere libere».
Il primo ricordo di Martone, la prima immagine della sua vita, è ad Acciaroli: «Io avrò avuto tre anni e facevo il bagno e lei era seduta su una sedia vestita di nero. Questa per me è l’immagine della felicità infantile».

Per lei fu molto importante vedere quel nipote che già giovanissimo cominciò ad avere successo con il teatro: «Avendo avuto una vita in cui c’erano state tante aspirazioni e tante sofferenze, aveva molte aspettative su di me ed era molto orgogliosa quando a 22 anni arrivò il successo con “Tango glaciale” e cominciai a girare il mondo».
Il loro ultimo incontro è in un ristorante di Posillipo, dove la porta a pranzo tornando dalla tournée teatrale: «Eravamo solo noi due e lei mi fece capire, in qualche modo, che sarebbe stato l’ultimo incontro, era come se con quel bel pranzo si fosse congedata da me e dalla vita».