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11 Maggio 2024

Liliana Segre e la gratitudine

Chi ha conosciuto il male sa vedere e ricordare il bene. Come racconta la Senatrice che non ha mai dimenticato certi volti. E il sapore di un’albicocca

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Cos’è la gratitudine? È un sentimento speciale, raro. Intimo. Il vocabolario Treccani ne dà questa definizione: “Sentimento e disposizione d’animo che comporta affetto verso chi ci ha fatto del bene (è sinonimo di riconoscenza, ma può indicare un sentimento più intimo e cordiale). Io aggiungerei che è un sentimento che quando lo si prova poi non svanisce, resta nel tempo, è tenace. Ma quante volte nella vita riusciamo ad essere davvero grati a qualcuno? 

Liliana Segre © FONDAZIONE OSPEDALE ALBA- BRA Onlus

L’ho chiesto a Liliana Segre, che da ragazzina venne deportata e sopravvisse ai campi di sterminio nazisti per diventare molti anni dopo una testimone della Shoah e oggi senatrice a vita. Lei ha guardato indietro e mi ha raccontato i momenti in cui, nei suoi 93 anni di vita, ha provato più forte il senso della gratitudine e lo ha conservato nel suo cuore.

Quattro anni fa, all’inizio di questa newsletter, ero andato a trovarla dopo aver ascoltato il meraviglioso discorso che aveva fatto al Parlamento europeo, dove aveva raccontato ancora una volta quella ragazza di 13 anni che sopravvisse al campo di sterminio di Auschwitz e a una marcia della morte durata mesi. Era stato lì, davanti ai rappresentanti di tutte le nazioni del continente, che dopo aver ricordato la sofferenza del passato aveva rivelato quella del presente: «Da tre anni almeno sento che i ricordi di quella ragazzina che sono stata non mi danno pace. Quella ragazzina lì che ha fatto la marcia della morte, che ha brucato nei letamai, quella che non piangeva più, ecco, quella è un’altra da me». Per questo mi aveva raccontato (l’intervista la potete leggere qui) che avrebbe fatto un passo indietro, ritirandosi nel privato e coltivando un po’ di silenzio.
Poi la cronaca del nostro tempo le ha impedito di sottrarsi alla necessità della testimonianza. Così sono tornato a intervistarla in occasione del premio Gratitudine 2024 che le è stato assegnato dalla “Fondazione ospedale di Alba-Bra”. E proprio nell’auditorium voluto dalla Fondazione dell’ospedale intitolato a Michele e Pietro Ferrero le ho fatto l’intervista che potete ascoltare nel podcast Altre/Storie.

L’ultima puntata del mio podcast Altre/Storie con l’intervista a Liliana Segre

La prima sensazione di gratitudine ha una data: 1° maggio 1945. Il volto di un soldato americano e il sapore di un’albicocca. «Noi siamo sulla strada, questa fila di donne scheletro. Libere, ma non sappiamo dove andare, non sappiamo dove siamo. Avevo fatto la marcia della morte, che era durata mesi, ma non sapevo esattamente dove fossi. E abbiamo visto arrivare questi carri armati americani, con soldati che si sporgevano, uomini che avevano combattuto fino al giorno prima e che buttavano su tutti quelli che incontravano, anche sui tedeschi che scappavano, sigarette e cioccolato. E io raccolsi, e fu la prima cosa che mangiai dopo un anno e mezzo di semi digiuno, una albicocca secca». Liliana Segre ne ricorda ancora oggi il gusto alla perfezione. «Ho visto in questi soldati americani un’allegria che non ho poi mai più visto. Questi ragazzi che avevano vinto erano così contenti e generosissimi con tutti quelli che incontravano, anche senza sapere chi fossero».

Poi mi ha raccontato di Susanna, che si è occupata fino all’ultimo dei suoi nonni, prima che i nazisti li portassero via, e poi ha conservato le memorie di famiglia. Susanna è scomparsa da cinquant’anni ma lei non l’ha mai dimenticata e la va a trovare al cimitero di Mondovì. 

E poi i compagni di scuola che non le voltarono le spalle dopo le leggi razziali, figli di famiglie coraggiose, e quelli che la nascosero in casa e la nutrirono prima che fosse catturata e deportata.

Insieme a Liliana Segre durante il premio Gratitudine 2024 © FONDAZIONE OSPEDALE ALBA- BRA Onlus

Dopo tanti anni, li ricorda tutti alla perfezione, perché la gratitudine fissa nella memoria volti, sensazioni, gusti e profumi: «Nessuno di loro lo ha fatto per interesse, ma solo per generosità. Sono meravigliosi, nella mia memoria sono i fiori rimasti in un prato secco. Sono piccoli eroi che non sanno neanche di essere stati eroi, ma lo sono stati».

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