Traduzione al basco di “Spingendo la notte più in là“
Tradotto dal basco:
È un’opera di non-fiction, Gaua harago bultzatuz (“Spingendo la notte più in là”).
Il padre di Mario Calabresi, Luigi Calabresi, commissario di polizia, fu assassinato nel 1972 da terroristi dell’estrema sinistra, dopo una campagna di accuse contro di lui seguita alla caduta di un anarchico da una finestra della questura di Milano.
Il figlio analizza, da un punto di vista personale, gli eventi che precedettero e seguirono l’attentato contro suo padre. Calabresi descrive con chiarezza quelli che in Italia sono stati chiamati gli “anni di piombo” e racconta la persecuzione subita da suo padre, le conseguenze che quell’omicidio ebbe sulla sua vita e sulla sua famiglia, e anche le storie di molte altre vittime del terrorismo di quegli anni che lasciarono cicatrici profonde nella società italiana.
Il libro Gaua harago bultzatuz riveste un grande interesse culturale e sociale per la comunità basca, poiché l’autore affronta l’impatto del terrorismo da una prospettiva al tempo stesso personale e collettiva.
Calabresi racconta con grande sensibilità le conseguenze dell’odio politico, il bisogno di memoria e la ricostruzione della convivenza. Anche nei Paesi Baschi la violenza ha lasciato ferite profonde, e la testimonianza dell’autore offre spunti fondamentali di riflessione sulla giustizia, sulla riconciliazione e sul ruolo delle vittime nella costruzione di una società più giusta.
Inoltre, il suo sguardo umanista aiuta a comprendere come superare il dolore senza cadere nella vendetta — un messaggio prezioso in qualsiasi processo di guarigione storica.
La diffusione in lingua basca del lavoro di Calabresi all’interno della comunità basca promuove il dialogo, il riconoscimento della sofferenza e la costruzione di una memoria condivisa.
Iscriviti alla mia newsletter per riceverle in anteprima e gratuitamente ogni settimana
Nell’epoca del tutto e subito, un invito a riscoprire il valore del tempo, della pazienza e della costanza attraverso un mosaico di vite che meritano di essere viste e riconosciute, anche quando la fatica non è una scelta ma un gesto estremo d’amore.