13 Aprile 2026

Le storie per andare oltre l’odio

Un incontro casuale mi ha portato una domanda che anche io conosco bene: come si esce dall’odio? Ne ho seguito le tracce e ho trovato un racconto di vita straordinario che leggerete sul nuovo numero di Volume che proprio al tema dell’odio – e ai fili a cui aggrapparsi per superarlo – è dedicato. Intorno a questo sentimento ormai sdoganato abbiamo costruito anche gli incontri del Festival di Chora che si terrà a Milano questo weekend
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Mi piacciono molto i momenti in cui accadono cose inattese, si aprono porte che mai avresti immaginato di varcare. Come è successo l’inizio dell’autunno scorso, a San Sebastián, nei Paesi Baschi spagnoli. Avevo appena presentato l’edizione in basco del mio primo libro “Spingendo la notte più in là”. Stava diventando buio e mentre camminavo per strada insieme alla traduttrice, lei mi aveva detto a bassa voce: «È stato importante per me fare questa traduzione, io il terrorismo l’ho conosciuto da molto vicino, sono stata dentro l’ETA e ho visto tanto odio, tanta violenza e tanto dolore. Se vuoi un giorno ne parliamo».

Lurdes Auzmendi

Quella sera non era stato possibile farlo: troppo poco tempo e troppe persone a cena insieme a noi. Ma la voglia di conoscere quella storia, di ascoltare un punto di vista che non conoscevo sul terrorismo, non mi aveva più lasciato. Così, quando abbiamo deciso che il terzo numero della rivista Volume, di Chora e Feltrinelli, sarebbe stato dedicato al tema dell’odio e a come sia possibile superarlo, ho chiamato Lurdes, la traduttrice, e ho comprato un biglietto per volare a Bilbao.

La vita di Lurdes Auzmendi è un romanzo, è un percorso di consapevolezza, di coraggio e di pacificazione. Un viaggio che mescola l’amore, la perdita, la disperazione, la speranza e la memoria. Ho passato due giorni insieme a Lurdes, abbiamo fatto due pranzi e una cena, l’ho intervistata per otto ore e ne è nato un lungo racconto, potente e prezioso, che trovate sul numero di Volume che uscirà martedì prossimo in libreria.
Lurdes è l’ultima di dodici figli, sei femmine e sei maschi. È nata a Ataun, un piccolo paese in mezzo ai boschi al confine tra i Paesi Baschi e la Navarra. I suoi genitori erano allevatori e contadini, a casa si parlava solo in basco e mai di politica. A scuola faticava con il castigliano, lo capiva ma non riusciva a parlarlo. La maestra, ogni volta che lei si bloccava, la picchiava sulle nocche delle dita con un pezzo di legno fino a fargliele sanguinare.

Inizia così il film della sua vita, e la salvezza dal naufragio della perdita dell’uomo che amava, e della sconfitta delle illusioni e delle speranze, avverrà proprio attraverso quella lingua che l’aveva emarginata. Perché la salvezza dall’odio sta sempre nella capacità di costruire dialogo e ponti verso gli altri.

La copertina del terzo numero di Volume: L’odio. È già possibile preordinare le copie sul sito delle Librerie Feltrinelli e su Amazon

Nel tempo che viviamo è molto faticoso coltivare la speranza, siamo soffocati da notizie di dolore, morte e da predicazioni di odio. Questa situazione di continua violenza è il tema più urgente da affrontare, per capire cosa sta accadendo e per provare a immaginare come uscirne. Così abbiamo deciso che questo fosse il cuore del nuovo Volume ma anche del Festival di Chora che si terrà questo fine settimana al Conservatorio di Milano (qui trovate il programma).

La cosa che mi colpisce di più è la fine della capacità di ascolto, di un sentire comune, il disinteresse verso tutto ciò che sta fuori dal confine delle nostre case, un sentimento che prima andava tenuto nascosto e dissimulato, oggi invece ha trovato diritto di cittadinanza. Non c’è più vergogna a detestare, a odiare, a identificare l’avversario come nemico.
In questo nuovo numero di Volume abbiamo provato a rintracciare un filo che spieghi ciò che sta succedendo. Lo facciamo raccontando le guerre culturali, la crescita dell’odio online e nella società, analizzando – con Nicola Lagioia che su questo sentimento ha scritto due romanzi importanti – come l’idea del nemico non sia più focalizzata su una persona ben definita ma, in modo più indistinto e diffuso, identifichi l’altro da te.

Il Novecento è stato un secolo pieno di odio, di genocidi, di stagioni di massacri, di terrore, ma poi avevamo la convinzione di essere cresciuti, tanto da credere possibile trovare forme di convivenza, da provare a costruire meccanismi di mediazione e composizione.
Ma anche nella lunga stagione della pace, abbiamo assistito inermi al genocidio ruandese, come ai massacri nei Balcani e ai cecchini a Sarajevo.
Il passato non era migliore: per comprenderlo siamo andati a cercare l’odio alla radice, nelle Scritture, e abbiamo viaggiato fino all’oggi passando dal discorso politico con Marco Damilano alle battaglie ideologiche nelle università americane con Marco Bardazzi, fino a quella Cisgiordania in cui la violenza è diventata parte del paesaggio come ci racconta Francesca Mannocchi.

Questa foto fa parte di un reportage di Ramak Fazel per Volume dedicato agli americani che combattono l’odio con la cura. Questa immagine ritrae Mary Jo Copeland, attivista cattolica di Minneapolis di 82 anni, fondatrice dell’associazione “Sharing and Caring Hands”. 

Ma tutto chiede salvezza e accanto al racconto dell’odio abbiamo provato a mettere i possibili antidoti, il nostro manifesto lo ha scritto Colum McCann: lo scrittore irlandese americano è convinto che le storie possono compiere miracoli.
«La vera storia, quella buona, quella onesta, quella necessaria, è la storia dell’altro. A volte la vera storia – sottolinea McCann – è persino e soprattutto quella del tuo presunto nemico. Una buona storia non odia mai. Potrebbe non amare. Potrebbe non apprezzare ciò che vede. Potrebbe non essere d’accordo. Però su un punto converge: non odia mai».

Così, solo l’ascolto potrà salvarci: «L’odio è facile, l’ascolto no. Ma l’ascolto è il luogo della riparazione».
Quale miglior antidoto da trasmettervi in una newsletter che da ormai più di sei anni si dedica alle storie delle persone!

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